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San Biagio, leggende e tradizioni in Abruzzo

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Ultimo Aggiornamento: domenica, 29 Ottobre 2017 @ 15:20
Il 3 febbraio è una data caratteristica in molti paesi abruzzesi per la ricorrenza della festività di San Biagio.
L’agiografia racconta della morte del santo come una sua volontà per non aver ceduto alla costrizione di abiurare la Chiesa cristiana.
Durante i suoi ultimi giorni di prigionia, inoltre, si narra che il martire abbia miracolosamente salvato la vita ad un bambino il quale, dopo aver mangiato del pesce, si ritrovò una lisca conficcata nella gola. Tale miracolo valse al santo la nomina di “Protettore della gola” tutt’oggi rievocata in diverse regioni d’Italia.
L’Abruzzo, oltre alla tradizione religiosa legata a tale giorno, segue la tradizione culinaria che prevede la preparazione dei famosi taralli, dolci o salati. Questi, dopo essere stati benedetti durante la messa del giorno, vengono regalati ad amici e parenti di qualsiasi età, come un auspicio a proteggere la gola dai mali che potrebbero interessarla. Anticamente, ad esempio, i taralli erano considerati fonte di guarigione di una diffusa malattia che era il gozzo, ossia l’ingrossamento della tiroide.
Il 3 febbraio, sempre secondo la leggenda, è anche ricordato come ultimo giorno nel quale bisogna mangiare il panettone avanzato dalle festività natalizie. Si racconta, infatti, che una donna chiese al parroco del suo paese di benedire il panettone per il giorno di Natale. Passò del tempo ma la donna non tornò a prendere la sua pietanza, così il parroco decise di mangiarla affinché non si deteriorasse del tutto. Inaspettatamente la donna il 3 febbraio si ripresentò cercando il suo panettone. Il parroco, palesemente dispiaciuto, dovette dire la verità, ma quando andò a riprendere il vassoio da consegnare alla sua compaesana vide qualcosa di straordinario: il panettone era ricomparso, più grande e buono di prima.

Anche a livello temporale il giorno di San Biagio rappresenta una data importante: dopo il giorno della Candelora, esso segnerebbe il passaggio dall’inverno alla primavera, con conseguente aumento delle temperature e di giornate soleggiate.

A Penne, la tradizione legata a questo giorno è molto sentita. Rappresenta un’eccezione, ossia una festività così antica ma così presente, da contrastare con la modernità dei nuovi tempi e con il sopravvento che essi hanno preso su di noi. Tutte le panetterie abbondano di taralli di qualsiasi misura e il sapore tipico di anice li rende così riconoscibili da trasportarti indietro nel tempo.
Il clima della mia casa è gioioso: in virtù della preparazione di tali dolci tipici, infatti, si coglie l’occasione per ridere e scherzare, accanto al camino con un bicchiere di vino nostrano. Si cerca di non pensare ad altro, a tutto ciò che ci ha colpiti da così vicino negli ultimi tempi. Dunque oltre ad un giorno ricco di tradizioni, il 3 febbraio è anche giorno di ritrovo e di sorrisi, che sicuramente non guastano mai.
Lorenzo Lobolo
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