Tortoreto, caso Betafence: il sostegno di Anpi e consigliera pari opportunità

Tortoreto. Finito lo sciopero alla Betafence, e in attesa delle prossime iniziative, le maestranze hanno avviato il presidio costante dinanzi all’azienda della bonifica del Salinello.

 

Sia per tenere viva una vertenza che si annuncia complicata, ma da affrontare con il sostegno di tutti.

Nel frattempo si susseguono le manifestazioni di vicinanza da parte delle istituzioni e non solo, dopo il presidio di venerdì, tutti preoccupati del destino dei 155 lavoratori che, stante i propositi della multinazionale che gestisce il polo produttivo di Tortoreto, a fine anno rischiano di restare a casa.

E’ innegabile – afferma la Consigliera di Parità Monica Brandiferri, che questa mattina ha preso parte ad una visita organizzata dal coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia – che la scelta della Betafence produrrebbe ripercussioni negative sul piano socio economico in grado di aggravare una situazione occupazionale già difficile e pesante. Il disagio che stanno vivendo i lavoratori e le lavoratrici è notevole, le famiglie sono distrutte e temono per un futuro incerto, non si comprendono le ragioni della cessazione produttiva atteso che l’azienda, grazie ai sacrifici dei lavoratori, ha sempre prodotto utili, addirittura 20 milioni negli ultimi 5 anni. Anziché pagare il premio di risultato contrattato per lavoratrici e lavoratori, la proprietà ha pensato bene di chiudere i battenti. Ciò è davvero inconcepibile e viene a ledere la dignità umana che si estrinseca anche attraverso il diritto al lavoro.

Come Consigliera di Parità della Provincia di Teramo manifesto totale disponibilità per intraprendere qualsiasi intervento o manifestazione a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici e nello stesso chiedo un intervento concreto da parte delle Istituzioni competenti per scongiurare la chiusura del sito aziendale di Tortoreto, fiore all’occhiello del tessuto produttivo del nostro territorio”.

Francesco Antonini (Anpi Val Vibrata). “La sciagurata decisione, al di là delle ipocrite giustificazioni formali addotte, è frutto dell’odiosa scelta speculativa di delocalizzare la produzione in Polonia”, si legge in una nota dell’Anpi.

“Nessuna motivazione di carattere economico, di mercato, di produzione, sostiene tale decisione, solo beceri, cinici, volgari calcoli finanziari, che hanno portato i vertici dell’azienda a decidere la chiusura della produzione ed il licenziamento di 155 lavoratori, con un’ulteriore drammatica ricaduta sull’indotto che gravitava attorno all’attività della Betafence e che assicurava lavoro almeno ad altri 150 lavoratori.

E’ una decisione che mostra da un lato il cinismo dei monopoli e la considerazione che hanno per la vita. Dei dirigenti londinesi arrivano ed in dieci minuti cancellano il destino di 150 esseri umani e le loro famiglie, con un tratto di penna.

Dall’altro lato è necessario che le Istituzioni locali superino l’attuale stato di impotenza e tornino ad affermare la centralità del diritto al lavoro come diritto costituzionalmente protetto.

In particolare, è necessario che gli enti pubblici, a partire dalla Regione Abruzzo, si adoperino ad ogni livello per scongiurare il dramma della chiusura di aziende, della perdita di lavoro di centinaia di uomini e donne, dell’impoverimento complessivo del tessuto economico e sociale di un intero territorio, e per trovare le soluzioni adeguate per assicurare continuità lavorativa ai lavoratori della Betafence e prospettive economiche a tutto il territorio. Ai lavoratori della Betafence, alle loro famiglie, va il pieno sostegno dell’Anpi Val Vibrata che ricorda che il diritto al lavoro è sancito in Costituzione”.