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Teramo, processo azioni Tercas: tutti assolti. “Giustizia per l’ex dg Di Matteo”

Ultimo Aggiornamento: lunedì, 18 Giugno 2018 @ 20:27

Sono stati tutti assolti i 28 imputati accusati di truffa in concorso con le azioni della Tercas, tra cui l’ex direttore generale della banca, Antonio Di Matteo e diversi dirigenti, direttori di filiali e anche semplici impiegati, ai quali l’accusa contestava di aver venduto delle azioni facendole passare invece per cosiddetti “pronto contro termine”.

In altre parole, secondo la procura teramana, ai clienti sarebbero state vendute azioni spacciandole per investimenti a un anno con un rendimento garantito.

I fatti contestati agli imputati risalgono al 2011, con l’inchiesta partita dalle denunce di alcuni risparmiatori.

“La sentenza assolutoria è l’epilogo del mirabile operato del tribunale, la magistratura ha restituito al dottor Di Matteo onorabilità e prestigio – le parole a caldo dell’avvocato di Antonio Di Matteo, Gianni Falconi – L’accertata insussistenza dei fatti dimostra che la Tercas nel periodo in cui è stata diretta da Antonio Di Matteo non ha mai negato agli investitori il riacquisto delle proprie quote, né più né meno di quanto è accaduto nell’operazione del 2010 perchè la Banca le collocava nella certezza che avrebbe potuto riacquistarle, poiché aveva la necessaria solidità finanziaria e poiché ha sempre anteposto gli interessi dei suoi clienti ai propri”.

LE RICHIESTE DELLA PROCURA. Sei anni a testa per l’ex dg Antonio Di Matteo e per l’ex responsabile pro-tempore dell’area finanza della Tercas Lucio Pensilli e quattro anni per l’allora responsabile pro-tempore dell’area commerciale Alessio Trivelli. Erano alcune delle richieste di pena avanzate dal pm Enrica Medori nell’ambito della requisitoria sul processo per la presunta truffa con le azioni Tercas, che vedeva imputate 28 persone tra dirigenti e dipendenti dell’istituto di credito oggi acquisito dalla Banca Popolare di Bari che si è costituita parte civile nei confronti di Di Matteo e Pensilli.

Oltre a quelle per i tre vertici il pm Enrica Medori aveva chiesto anche la condanna a due anni ciascuno per Piero Lattanzi e Franco Maiorani, che all’epoca ricoprivano i ruoli rispettivamente di responsabile del servizio privati della Tercas e responsabile pro tempore del settore finanza della banca, a sei mesi ciascuno per Fabrizio Di Bonaventura, Franca Marozzi, Maria Gabriella Calista, Pietro Sciarretta, Nicola Celli, Rosanna Arcieri, Valentina Angelozzi, Enrico Robbuffo, Luisa Ferri e a nove mesi per Silvana De Sanctis che all’epoca, in base alle diverse posizioni, ricoprivano ruoli che andavano da quelli di direttori a vicedirettori di filiale fino ad addetti alla riprofilatura dei clienti.

Per sei degli imputati per i quali è stata chiesta la condanna è stata comunque chiesta l’assoluzione per alcuni capi di imputazione.

Chiesta invece anche dalla procura l’assoluzione per altri 13 dipendenti finiti a processo: Marco Nardinocchi, Maria Lucia De Laurentiis, Monica Di Luciano, Luca Ettorre per non aver commesso il fatto,  Christian Torreggianti, Elena Malatesta, Carlo Pavone, Giancarlo Stacchiotti, Lidia Mazzocchitti, Rosanna Rastelli, Maria Carmela Valentini, Danilo Ranalli e Marinella Petrini perché il fatto non sussiste.

 

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