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Ospedale Atessa, il sindaco Borrelli risponde a Febbo e Di Stefano

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 25 Gennaio 2018 @ 16:32

Atessa. “Questa sera esponenti del centrodestra abruzzese sono a Guardiagrele per chiedere la trasformazione in ospedali di area disagiata anche dei nosocomi di Casoli e Guardiagrele, che loro stessi hanno chiuso nel 2010. Stamane gli stessi esponenti di centrodestra erano a Lanciano per sostenere che la delibera regionale che riconosce Atessa come presidio ospedaliero di area disagiata è un “bluff elettorale”.

Tra loro c’era anche qualcuno che ha votato a favore della nostra proposta nel Consiglio comunale del 6 novembre. Allora mi chiedo: se è un “bluff” perché chiedono adesso la stessa cosa per altri paesi? E ancora: se prima hanno votato la proposta, e ora ci attaccano, siamo sicuri che la propaganda non sia la loro? La campagna elettorale crea sempre degli smemorati. Noi non dimentichiamo”, così il sindaco di Atessa, Giulio Borrelli, risponde a Mauro Febbo e a Fabrizio Di Stefano che stamattina, a Lanciano, si sono “scagliati” contro l’avvenuta trasformazione del San Camillo de Lellis di Atessa in ospedale di area disagiata.

“Prima Febbo e Di Stefano – dice Borrelli – hanno insistito che la Regione dovesse assumersi le proprie responsabilità e deliberare, senza
passare dal tavolo romano di monitoraggio, ora dicono che sarà il tavolo romano a decidere tutto e a bocciare la corposa delibera che cambia gli atti programmatori ospedalieri per quanto riguarda Atessa. La procedura adottata dalla Giunta Regionale è corretta, in quanto la proposta viene attivata con un atto deliberativo. Il passaggio dal regime commissariale al regime ordinario prevede che gli atti concernenti la programmazione regionale siano deliberati dalla Giunta Regionale e non più dal Commissario. Non vi è alcuna attività fumosa in quanto nel dispositivo deliberativo della DGR n. 15 è previsto espressamente di rimettere al vaglio del Ministero della Salute e del Ministero dell’Economia la proposta di riprogrammazione del P.O. di Atessa ai fini della approvazione prevista dall’Accordo sottoscritto tra Regione e Governo nel 2007 con l’inizio del Piano di Rientro. Così come è espressamente previsto nella Delibera che l’assenso ministeriale sulla proposta comporterà l’attuazione attraverso la definizione di azioni e cronoprogrammi della ASL di Lanciano-Vasto-Chieti, che potrà conseguentemente procedere ad una variazione dell’atto aziendale. Dalle interlocuzioni avute dall’assessore Paolucci con i ministeri romani, come dichiarato oggi al Centro, c’ è una condivisione di questa decisione”.

“La fragile polemica sui posti letto- evidenzia Borrelli – denota una lettura superficiale della proposta tecnica in quanto è espressamente chiarito al paragrafo 6 Titolato: “Obiettivi quantitativi” che in rapporto alla dotazione di posti letto per acuti vi è la possibilità per la Provincia di Chieti, nel rispetto del regolamento ospedaliero approvato con DM 70/15, di un adeguamento allo standard nazionale fissato al 3 per mille. Quindi non bisogna sottrarre o ridurre posti letto in altri Presidi. Invitiamo a leggersi il documento di programmazione della Rete Ospedaliera, dal quale si evince che in via prudenziale la Regione Abruzzo ha programmato un numero complessivo di Unità Operative leggermente al di sotto dei tetti massimi nazionali, proprio per consentire, laddove se ne ravvisasse la necessità di avere possibilità di adeguamenti senza penalizzazioni per altre strutture sanitarie. La comparazione sui costi è stata effettuata, come esplicitato nel documento, tra due modelli organizzativi diversi tra loro: l’ospedale per acuti e il presidio territoriale assistenziale, le cui voci di spesa gravitano su capitoli diversi del Fondo sanitario Regionale, per cui le risorse per la riabilitazione e la residenzialità fanno parte di un tetto di spesa diverso da quello della ospedalità per acuti. Nel comunicato stampa di Forza Italia , in maniera confusa e generica, si parla della proposta in contrasto con il Piano Sanitario Regionale. Sarebbe auspicabile un uso corretto dei termini perché il Piano Sanitario Regionale, approvato con Leggi Regionali n. 6/2007 e n. 5/2008 per quanto concerne la Rete Ospedaliera, è stato più volte corretto e modificato. Se al contrario si fa riferimento al Piano di Riqualificazione del S.S.R., approvato con DCA n. 55/2016, la correttezza della procedura adottata prevede appunto che l’atto commissariale possa essere modificato e/o integrato con atto deliberativo della Giunta Regionale, previo parere dei Ministeri affiancanti. Ed è esattamente l’iter avviato con la DGR n. 15 del 17/01/2018”.

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