Legambiente, bandiera nera alla Regione Abruzzo per il blocco alle fonti rinnovabili

Ultimo Aggiornamento: domenica, 1 Agosto 2021 @ 15:21

Goletta Verde arriva a Vasto e consegna la bandiera nera alla Regione Abruzzo. Durante un flash mob organizzato questa mattina nella spiaggia di Punta Penna, i volontari e le volontarie di Goletta Verde hanno srotolato lo striscione Nemici del clima, per manifestare il proprio dissenso alla scellerata decisione di sospendere le installazioni di impianti da fonti rinnovabili.

 

Con Legge regionale del 23 aprile 2021, n. 8, su proposta del consigliere Paolucci, l’Abruzzo ha stabilito che entro il 31 dicembre 2021 la Giunta regionale dovrà presentare al Consiglio una nuova e più organica disciplina relativa all’individuazione delle aree e dei siti inidonei all’installazione di specifici impianti da fonti rinnovabili. Con tale legge la Regione ha disposto la sospensione delle installazioni non ancora autorizzate di impianti eolici e di grandi impianti fotovoltaici a terra, nelle aree agricole caratterizzate da produzioni agro-alimentari di qualità e/o di pregio paesaggistico-culturale.

 

“Assegniamo la bandiera nera alla Regione Abruzzo perché è impensabile ritardare gli investimenti sulle rinnovabili – dichiara Giuseppe Di Marco, Presidente Legambiente Abruzzo Abruzzo – mettiamo rapidamente in sicurezza le aree di pregio e liberiamo l’Abruzzo dalle fossili. Invece di sostenere e richiedere a gran voce lo smantellamento delle piattaforme dal nostro mare, la Regione Abruzzo blocca i finanziamenti alle fonti di energia pulita. Il petrolio e il gas continuano ad essere le fonti più utilizzate nel nostro Paese, nonostante gli immensi danni che provoca l’estrazione sia a terra che a mare. Abbiamo delle alternative valide che devono essere prese in considerazione e non ostacolate. Altro che transizione ecologica: l’unica moratoria sensata, che deve diventare uno stop definitivo alle trivellazioni, è quella che riguarda le attività di ricerca e prospezione, ad oggi attiva solo fino al 30 settembre, in attesa dell’approvazione del PiTESAI (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee) che da pochi giorni è stato presentato ed è in fase di consultazione pubblica”.

 

 

Con la mini proroga di 7 mesi (da febbraio a fine settembre 2021) della scadenza per l’approvazione definitiva del piano, il Parlamento italiano non ha risolto il problema delle trivellazioni, ma continua a sottovalutare gli impegni sulla decarbonizzazione assunti con l’Europa dal nostro paese, insieme agli altri Stati Membri dell’Unione Europea. “Dobbiamo dotare quanto prima il nostro Paese di un piano, che stabilisca un chiaro termine ultimo di validità delle concessioni per l’estrazione degli idrocarburi – dichiara Cristiana Biondo portavoce di Goletta Verde, con l’obiettivo europeo del conseguimento della neutralità climatica entro il 2050, e che preveda, di conseguenza, un fermo delle autorizzazioni per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione degli idrocarburi già dal 2030. Abbiamo bisogno di una legge analoga a quelle approvate in Francia e, recentemente in Danimarca, uno dei maggiori produttori di petrolio dell’Unione Europea”.

 

I numeri delle estrazioni sono allarmanti: 45 titoli minerari di concessione di coltivazione in mare, 138 piattaforme e 632 pozzi (di cui solo 189 definiti produttivi eroganti – circa il 30% del totale – e ben 439 produttivi non eroganti) nel 2020 hanno estratto 2,4 miliardi di metri cubi di gas dai fondali italiani. Eni, con 41 titoli minerari vigenti su 45 (di cui 2 afferenti alla Eni Mediterranea Idrocarburi), è la maggior responsabile dell’estrazione di gas in Italia. Solo 18 su 45 concessioni di coltivazioni hanno raggiunto la quota minima di 30 milioni di metri cubi di gas estratti in un anno e sono state soggette, dunque, al pagamento delle royalties; per le altre le basse soglie mantenute hanno invece fatto risparmiare questa voce alle compagnie petrolifere. Una produzione di gas che dal 2004 al 2020 ha visto una riduzione pazzesca dei quantitativi estratti: dai 10,5 miliardi del 2004 ai 2,4 miliardi del 2020, una contrazione del 77% in poco più di 15 anni.

 

Produzione a mare che stando agli attuali consumi in Italia, stimati in 71 miliardi di SMC di gas, rappresenta appena il 3,4% del fabbisogno del nostro Paese. Una miseria non più giustificabile e sostenibile da nessun punto di vista. La maggior produzione avviene nell’alto Adriatico dove, nel 2020, sono stati estratti 1,4 miliardi di gas, circa il 60% del totale a mare. Il gas e gli altri combustibili fossili non devono far parte del futuro energetico dell’Italia e dobbiamo lavorare per ridurre le attività ad esse connesse. Bisogna dare il giusto spazio alle fonti rinnovabili, che ci porteranno a raggiungere gli obiettivi climatici del Green Deal europeo.