Le Associazioni d’imprese sulle misure economiche regionali: è un primo passo ma non basta

Pescara – «Accolta la nostra richiesta di tempi brevi. Manca il ruolo delle parti sociali. La legge approvata dal Consiglio regionale è solo un primo passo, e non può assolutamente restare l’unico compiuto nella battaglia per contenere le gravi conseguenze che all’economia possono derivare dall’emergenza sanitaria». Lo affermano, in una nota congiunta, i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali abruzzesi Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Legacoop, espressione del mondo dell’agricoltura, dell’artigianato, del commercio, del turismo e della cooperazione.

«La massa di risorse messe in campo – spiegano i rappresentanti delle imprese – potrà aiutare a tamponare gli effetti negativi determinati dalla chiusura di gran parte delle attività produttive, attenuando un impatto già disastroso. Tuttavia ci sono ancora alcuni passaggi da affrontare, a partire dalla domanda di liquidità che resta ancora senza una risposta, specialmente per le imprese piccole e piccolissime costrette improvvisamente alla chiusura dai vari Dpcm. Le misure introdotte, che sono chiaramente un buon segnale, potranno infatti essere utilizzate solo fra qualche mese e solo in determinati casi, mentre le imprese hanno bisogno di liquidità in pochissimi giorni. Proprio per attenuare la drammatica carenza di liquidità, nei giorni scorsi abbiamo inviato al Presidente Marsilio e all’Assessore Febbo una proposta sul credito molto dettagliata che se, attuata rapidamente, potrebbe generare più di 250 milioni di euro di finanziamenti alle imprese, ad un tasso prossimo allo zero e, soprattutto, con un anno di preammortamento, con il rimborso cioè della prima rata dopo 12 mesi. Sono queste le vere misure che servono e la vera dimensione delle risorse da mettere in campo. Nella proposta giocano un ruolo importante i Confidi, strumento fondamentale per l’accesso al credito delle imprese, di cui nella legge non c’è alcuna traccia. Avevamo poi raccomandato – proseguono le associazioni – una maggiore snellezza, e invece il testo appare fin troppo circostanziato; e questo potrebbe limitare una sua applicazione più rapida al momento di concretizzare le azioni previste». Sarebbe stato meglio, invece, se il testo si fosse limitato a definire la scelta su fondi, misure e tempi: «Significativa la riduzione dei tempi previsti per l’attivazione delle misure: inizialmente indicati in sessanta giorni, sono stati ridotti a soli quindici come da nostra richiesta».

Le associazioni di categoria tuttavia esprimono dubbi sulla scelta di non coinvolgere stabilmente le parti sociali, come invece accaduto in diverse altre regioni, e di «optare per l’istituzione di un organismo consultivo, il Comitato tecnico-scientifico. La legge, oltretutto, prevede di affidargli di fatto un ruolo molto ampio, sostitutivo della funzione esercitata dalle parti sociali, che vengono esautorate. Scelta singolare, nel momento in cui sono proprio queste a sollecitare le istituzioni affinché cresca lo spirito di collaborazione facendo squadra per gestire l’emergenza».