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Gran Sasso, “Gallerie a rischio crollo, esposto ad 8 procure e 45 enti” FOTO

Ultimo Aggiornamento: sabato, 11 Gennaio 2020 @ 13:44

“Le gallerie del Gran Sasso, tra le più lunghe d’Italia con i loro 10,5 km, non sono state adeguate entro la scadenza del 30 aprile 2019 ai requisiti impiantistici fissati dal D.lgs.264 e presentano, per stessa ammissione di Strada dei Parchi nei documenti ufficiali, un livello di ammaloramento strutturale preoccupante con tanto di distacchi dalle volte. Per questo, dopo un accesso agli atti alla Commissione Gallerie e dopo aver esaminato decine di documenti, lo scorso 7 novembre abbiamo presentato un corposo esposto a 45 enti e 8 procure (oltre la Corte dei Conti). Sono state interessate tutte le procure competenti per gli assi dell’A24 e A25 perché sono emersi documenti, seppur parziali, anche su altre gallerie assoggettate agli obblighi di sicurezza cui al D.lgs.264/2006”. A dirlo il Forum H2O.

 

“Queste sono due delle foto inserite dal concessionario nella sua relazione inviata ad ottobre 2018 alla Commissione gallerie, utilizzata paradossalmente per chiedere un rinvio rispetto alla scadenza del 30/04/2019 proprio di alcuni lavori impiantistici richiesti dal D.lgs.264/2006”. Forum H20 richiama a parole pronunciate da Carlo Toto il 25 gennaio 2018, in un’intervista ad Antonello Caporale: “Guardi che quest’autostrada se ne cade a pezzi, col terremoto i ponti sono tutti infragiliti come fuscelli al vento, il cemento è farina, il ferro è ruggine. Lo sa il governo, lo sa il ministro Delrio”.

“Proprio per le parole del patron della Toto sopra richiamate, alla luce delle problematiche delle autostrade italiane, vista la clamorosa relazione al Senato della stessa Strada dei Parchi del 2016 passata inosservata fino alla nostra divulgazione nonostante contenesse parole più che allarmanti circa lo stato strutturale delle due gallerie, considerata la lettura del negletto (non da noi che abbiamo da tempo sollevato la questione) D.lgs.264/2006 per l’adeguamento delle gallerie per la sicurezza che recepisce una direttiva comunitaria del 2004 varata a seguito della tragedia dell’incendio nella galleria del Monte Bianco, abbiamo ritenuto opportuno approfondire ulteriormente la tematica dell’adeguamento delle gallerie presentando a luglio scorso un accesso agli atti presso la competente Commissione Gallerie del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici per ottenere tutti i documenti originali – proseguono gli ambientalisti – L’accesso agli atti è partito a luglio 2019 ed è stato estremamente laborioso anche per la richiesta di Strada dei Parchi di negare l’accesso. Solo dopo diffide siamo riusciti ad ottenere decine di documenti dal 2006 al settembre 2019, anche se ci aspettavamo l’esistenza di una documentazione e di una corrispondenza molto più corposa viste le problematiche da affrontare per l’adeguamento delle maggiori gallerie italiane autostradali entro il 30 aprile 2019. Uno si aspettava solleciti, diffide, scambi frenetici di progetti, corrispondenza circa le problematiche ambientali – siamo in un Parco nazionale e a contatto con uno degli acquiferi più importanti d’Europa – e degli acquedotti di Teramo e L’Aquila che nel frattempo erano esplose con tanto di processo incardinato al Tribunale di Teramo ecc. Il punto fermo è che il termine del 30 aprile 2019 è arrivato senza che le due gallerie del Gran Sasso siano state adeguate dal punto di vista impiantistico. Pertanto sono scattate le misure temporanee alternative che conosciamo (corsia unica; limiti di velocità ecc). Inoltre sono emersi problemi strutturali assai rilevanti descritti dalla stessa Strada dei Parchi con parole e foto inequivocabili. Intanto dobbiamo rilevare che agli atti mancano completamente le risultanze delle ispezioni obbligatorie per legge (almeno due visto che il Decreto ne dispone almeno una ogni sei anni): lo Stato non è mai andato a visitare le gallerie autostradali più lunghe nel suo territorio! Appare quindi singolare che solo il 7 novembre 2019, con la nota relativa alle 200 gallerie cosiddette non a norma divulgata dai principali quotidiani italiani ieri (per incredibile coincidenza, data del nostro esposto), emerga finalmente un certo attivismo degli enti competenti.

E ancora: “Mancavano, almeno fino al 23/09/2019 data di conclusione dell’accesso, le valutazioni della Commissione Gallerie sulle misure alternative in caso di mancato adeguamento seppur entrate in vigore a maggio 2019 dopo, peraltro, l’incredibile summit al Ministero delle Infrastruttura con decine di enti che è rimasto ‘senza traccia’ in quanto non verbalizzato (tra l’altro l’Ing. Migliorino il 20 maggio 2019 teneva a scrivere che prendeva atto delle misure alternative disposte ma che queste dovevano essere oggetto di valutazione della Commissione Gallerie). Mancava qualsiasi documentazione afferente la questione della sicurezza di acquifero, acquedotti e laboratori che nel frattempo era stata sviluppata su altri tavoli istituzionali. È come se quelle valutazioni non esistessero nonostante ai fini del D.lgs.264/2006 le gallerie del Gran Sasso siano addirittura classificate come Gallerie Speciali (quindi bisogna usare ancora maggiori precauzioni) proprio per la presenza dei laboratori del Gran Sasso, impianto a rischio di incidente rilevante per la presenza di 2.300 tonnellate di sostanze pericolose, per i quali le gallerie rappresentano le vie di fuga”.

 

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