Botti di Capodanno: inquinamento e danni alla fauna. Il documento della stazione ornitologica

Si avvicina Capodanno e si ripeterà l’utilizzo di “botti” e di fuochi pirotecnici con le consuete notizie di cronaca relative ad incidenti e lesioni più o meno gravi. La Stazione Ornitologica Abruzzese ha predisposto un apposito documento tecnico per dimostrare i rischi e danni ambientali causati da tali attività ed in particolare il forte disturbo alle specie animali selvatiche e domestiche anche all’interno di Parchi e Riserve Naturali.

 

Il documento è stato nuovamente inviato per PEC nei giorni scorsi ai parchi nazionali e ai principali comuni abruzzesi. Infatti non è la prima volta che la S.O.A. interviene per esortare Sindaci ed Enti gestori di aree protette a controllare l’uso dei fuochi pirotecnici e dei petardi, soprattutto nelle aree naturali più intatte d’Abruzzo. Nel 2017, grazie all’intervento della S.O.A., si riuscirono a vietare, almeno parzialmente, i fuochi d’ artificio a ridosso delle spettacolari Gole di Fara S. Martino e della Valle dell’Orfento ma i divieti furono solo temporanei e quest’estate i fuochi sono stati ripetuti. Sorprende che nelle aree protette non sia fatto rispettare il divieto generalizzato previsto dalla norma quadro sui parchi, quando ci sono comuni come Chieti che fin dal 2013 hanno approvato un Regolamento con cui si vieta in modo generalizzato l’uso e la vendita dei botti.

 

Riteniamo che, alla luce delle norme sulle aree protette e delle ricerche scientifiche ormai consolidate, siano divenute imprescindibili non solo l’introduzione dei divieti ma anche un’azione di controllo e di educazione per farli rispettarli. Pertanto, se da un lato la S.O.A. plaude alle ordinanze emanate dai sindaci, da Pescara a Montesilvano, da Teramo a Giulianova, da Alba Adriatica a L’Aquila (molto bene il fatto che l’ordinanza in questa città sia permanente), dall’altro invita: -tutti i comuni che non l’abbiano ancora fatto ad emettere le ordinanze entro Capodanno dandone ampia eco;

 

-prevedere controlli mirati; -a seguire l’esempio di Chieti per disporre un regolamento comunale simile. Alle aree protette la S.O.A. chiede di intervenire per far pubblicizzare e rispettare il divieto previsto dalla legge, in particolare per quei botti e fuochi pirotecnici che per dimensioni, entità del rumore e gittata rappresenterebbero un grave rischio e disturbo non solo per l’uomo.

 

Al fine di comprendere meglio l’entità dei problemi connessi a tali attività si allega un documento specifico del quale si riportano in seguito i punti salienti. La legge n.447 del 26/10/1995 nonché quelle sulla pubblica sicurezza riserva ai Comuni un ruolo centrale con competenze di carattere programmatico e decisionale. Oltre alla classificazione acustica del territorio, spettano ai Comuni la verifica del rispetto della normativa per la tutela dall’inquinamento acustico all’atto della regolamentazione dello svolgimento di attività temporanee e manifestazioni. Questa pianificazione e le relative autorizzazione ovviamente devono tener conto delle norme particolari che valgono all’interno dei Parchi visto che la Legge 394/1991 impone il divieto di disturbo della fauna selvatica divieto che prevede la impossibilità di introdurre nei Parchi Nazionali cani anche appartenenti a razze come il barboncino. Inoltre l’art.11 impone il divieto di: “f) l’introduzione, da parte di privati, di armi, esplosivi e qualsiasi mezzo distruttivo o di cattura, se non autorizzati; g) l’uso di fuochi all’aperto;”.

 

Non si può non sottolineare come numerose specie protette presenti in Abruzzo siano estremamente sensibili al disturbo acustico (basterà ricordare: Orso bruno, Lupo, Lanario, Aquila reale, Gracchio corallino, Gatto selvatico). In base alle caratteristiche specifiche dei fuochi, che solitamente vengono uditi a molti chilometri di distanza, si può legittimamente ritenere come il rumore possa provocare un disturbo alla fauna protetta che caratterizza la Regione Abruzzo, oltre come già noto a tutti ai cani, gatti ed altri animali domestici. I fuochi artificiali sono responsabili di inquinamento ambientale, con emissioni di particolato fine e composti altamente pericolosi (metalli, perclorato d’ammonio).

 

Inoltre, a seconda della composizione delle polveri utilizzate, possono essere emessi metalli pesanti ed elementi pericolosi quali antimonio, bario, arsenico. Infine il rischio incendi. Secondo una statistica dell’allora Corpo Forestale dello Stato lo 0,5% degli incendi colposi in Italia dipende dai fuochi artificiali. Per far comprendere la pericolosità dei fuochi d’artificio per gli incendi boschivi basterà citare che nel Canton Ticino in caso di siccità tali fuochi sono vietati. Le tradizioni sono senza dubbio da salvaguardare e valorizzare perché rappresentano parte della nostra identità culturale ma vanno anche adattate alle nuove esigenze, alla consapevolezza sui danni e alle normative come è normale che sia in una Nazione civile.

 

Non a caso certe antiche usanze come l’utilizzo di tagliole o di bocconi avvelenati per uccidere volpi e lupi sono state vietate e dimenticate da molti anni. Per questo nel dossier vengono riportati anche esempi concreti con modalità alternative per festeggiare ricorrenze e date particolari. Si va dai giochi con fasci di luce ai droni usati a Torino per veri e propri giochi aerei colorati assolutamente spettacolari.