Arretramento della Ferrovia Adriatica per la Ciclovia: il Ministro Franceschini dimentica il progetto già finanziato

Ministro Franceschini lancia l’idea (non nuova) di arretramento della ferrovia adriatica nel tratto marchigiano, abruzzese e molisano, e della realizzazione, al suo posto, di una ciclovia. Ma dimentica che il progetto della Ciclovia Adriatica esiste già ed è stato pure finanziato.

In una intervista pubblicata sul Corriere della Sera il 31 maggio scorso, il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, rilancia l’idea dell’arretramento della ferrovia adriatica aggiungendoci l’opportunità della realizzazione, nel tracciato dismesso, di una ciclovia che diventerebbe “la più lunga d’Europa”.

Si legge, infatti: “Da Pesaro a Termoli c’è una vecchia linea ferroviaria che danneggia 500 chilometri di costa passando a pochi metri dal mare. Proviamo a pensare a un’alta velocità spostata all’interno, a fianco dell’autostrada, che attraversi tutti gli aeroporti da Bari a Bologna e la vecchia linea che diventa la più lunga e incredibile ciclabile d’Europa sul mare, cucendo tra loro decine di località balneari”.

La “vecchia linea ferroviaria” è quella attualmente in funzione, che in effetti taglia in due numerose città adriatiche ma permette di avere le stazioni all’interno dei centri urbani. Il suo spostamento, per quanto possa essere funzionale alla realizzazione di una infrastruttura più moderna, si scontrerebbe con l’orografia dei territori marchigiani, abruzzesi e molisani, fatta di colline perpendicolari alla costa, inframmezzate da profonde vallate, orografia che comporterebbe la realizzazione di moltissime gallerie e viadotto, come è avvenuto per l’autostrada (che, infatti, non riesce ad allargarsi a causa degli spazi ridotti). Affiancare, quindi, un percorso ferroviario, che ha bisogno di determinate pendenze, all’esistente infrastruttura autostradale, non sarebbe opera da poco, sia da un punto di vista economico che ingegneristico.

Ma ammettiamo che l’opera possa realizzarsi, in tempi brevi (parliamo, comunque, di anni, se non di decenni). Certamente alcune città ne beneficerebbero, eliminando una frattura all’interno del tessuto urbano ora costituita dal tracciato ferroviario. Scomparirebbero, però, le stazioni cittadine, che verranno ubicate in periferia, se non in territorio agricolo, con conseguente necessità di nuove strade per raggiungerle, nuove infrastrutture di servizio, ecc. ecc. ecc.

Le città, quindi, da una parte eliminerebbero un “fastidio”, dall’altra perderebbero un servizio, spesso fondamentale.

Per quanto riguarda, poi, la realizzazione di una ciclovia sul tracciato di risulta della ferrovia, come è già avvenuto, ad esempio, nel territorio della costa teatina, questa sarebbe una buona idea se non fosse che la Ciclovia Adriatica è stata già inserita nella rete strategica delle Ciclovie turistiche nazionali, è stata già finanziata, ed il progetto definitivo ed esecutivo è stato già affidato con una gara europea, bandita dalla Regione Marche, capofila delle Regioni adriatiche. Il tracciato, quindi, in parte già realizzato (si pensi al progetto abruzzese Bike to Coast), nei prossimi mesi sarà progettato e inizieranno i lavori di realizzazione. Pensare, adesso, ad un altro tracciato, è quantomento anacronistico, anche perchè l’idea viene da un Ministro della Repubblica che, evidentemente, ignora quello che il suo Governo sta portando avanti attraverso il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e il Ministero dell’Ambiente.

Inoltre uno dei pregi della Ciclovia Adriatica è proprio la presenza della ferrovia che, praticamente, fiancheggia, da Ravenna alla Puglia, il percorso ciclabile, favorendo l’intermodalità treno-bici insieme a quella nave/barca-bici, garantita dai numerosi porti attraversati.

Insomma una buona idea che, però, si scontra con la realtà dei fatti e con progetti già avviati.

Le dichiarazioni di Franceschini hanno pure trovato l’appoggio di alcuni sindaci marchigiani ed emiliani, evidentemente dimentichi del fatto che la “ciclabile più lunga d’Europa” (in realtà ne esistono di più lunghe) è già in corso di realizzazione.

Sarebbe, forse, il caso, che al di là delle dichiarazioni estemporanee, nelle strategie di governo, si pensasse bene a come investire fondi preziosi per rivedere la mobilità sull’asse adriatico, utilizzando anche quel territorio liquido che è il nostro mare.

E magari si potrebbero incentivare i comuni a rendere pedonali e ciclabili i loro lungomare, utilizzando anche la linea ferroviaria adriatica, opportunamente modernizzata, come metropolitana di superficie per la “città lineare costiera” che unisce i tanti comuni che affacciano sull’adriatico.