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I dubbi del Pd sulla riforma del servizio idrico integrato: si apre al privato?

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Ultimo Aggiornamento: domenica, 29 Ottobre 2017 @ 12:51

PdRegione_SocialeApprovata nella seduta del consiglio regionale di ieri la riforma del servizio idrico integrato, riforma che non è piaciuta al Partito Democratico. “La nostra proposta non è stata neanche presa in considerazione in commissione, ma era senza dubbio migliore di quella che si è approvata ieri in Consiglio”. Lo hanno affermato i consiglieri regionali, Claudio Ruffini e Marinella Sclocco, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Pescara alla quale ha partecipato anche il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci.

“La nostra riforma vedeva il trasferimento di competenze in materia alle Province, così da rendere partecipi delle scelte in merito alle risorse idriche direttamente i territori attraverso il parere del Consiglio provinciale così come accade in altre regioni del centro nord, come ad esempio l’Emilia Romagna e la Lombardia”. Marinella Sclocco ha precisato, pero, che “attraverso i nostri emendamenti la norma risulta ora migliorata almeno nei punti più delicati soprattutto in virtù del fatto che per le risorse idriche si gestiscono risorse pari a 120milioni di euro”. Dello stesso parere il segretario Paolucci che sottolinea “il grande lavoro del gruppo Pd in regione al fine di rendere migliore la norma proposta dal centrodestra soprattutto nell’emendamento che scongiura l’accentramento del potere della sua gestione. Ma resta fermo il dubbio che l’accelerazione voluta ieri per la l’approvazione rappresenti un’apertura verso una gestione privatista”. “Abbiamo avuto un ruolo determinante nel cercare di scongiurare il più possibile una gestione privata di un bene pubblico – ha spiegato Claudio Ruffini – Abbiamo voluto con forza che venisse introdotto l’obbligatorietà del parere dei Comuni; resterà in capo ai comuni la scelta degli interventi per migliorare le reti idriche e la scelta delle tariffe e soprattutto l’obbligatorietà dell’affidamento del servizio o a società in House o a Società con partecipazione pubblica (pubblico-privato). Ancora più determinante è stato l’emendamento nel quale abbiamo scongiurato il trasferimento del patrimonio che avrebbe sicuramente prodotto un aggravamento di costi sui bilanci comunali e quindi sui cittadini attraverso l’introduzione di altre tasse. Con forza abbiamo ottenuto che non verranno assunte decisioni o iniziative che vadano a pregiudicare l’esito del referendum sull’acqua e l’introduzione della figura di un sindaco per ogni provincia all’interno del CdA dell’ERSI (Ente regionale per il servizio idrico integrato). Una norma migliorata, almeno nella parte che dovrebbe scongiurare una gestione di tipo privato ed un accentramento del potere gestionale – conclude Claudio Ruffini – ma il gruppo Pd ha espresso voto contrario perché non ritiene che contenga in sé il principio democratico della gestione della cosa pubblica”.

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