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Covid19, sistemi di protezione per gli infermieri abruzzesi: interrogazione al Ministro Speranza

Ultimo Aggiornamento: sabato, 18 Aprile 2020 @ 13:51

E’ stata presentata  a firma del deputato Antonio Zennaro, insieme ai colleghi Daniela Torto e Fabio Berardini, un’interrogazione al Ministro della Salute Roberto Speranza relativa alla mancanza di considerazione da parte della Regione Abruzzo nel garantire i necessari livelli di protezione agli infermieri impiegati nell’attuale scenario emergenziale SARS-COV-2, così come espresso dai quattro ordini delle Professioni Infermieristiche abruzzesi che, anche per mezzo stampa, hanno denunciato l’inadeguatezza delle misure di prevenzione e protezione fornite dalle aziende sanitarie e la conseguente esposizione professionale”.

 

 

“Tutto il personale infermieristico, accanto ai medici al restante personale sanitario, sta svolgendo un ruolo di primo piano nell’assistere tanti concittadini affetti da COVID-19, anche dal punto di vista umano, spesso con l’esigenza di contatti lunghi e ravvicinati con i pazienti.  Gli infermieri devono poter lavorare con le corrette precauzioni, al fine di contenere quanto più possibile il rischio al contagio per se stessi e per i loro familiari.” – dichiara il deputato Zennaro – “ La Regione ha la facoltà di elevare il grado di protezione e sicurezza degli operatori per renderlo più idoneo al contesto in cui si trovano ad operare, così come specificato nell’ultimo rapporto del’ISS. Auspico che ciò avvenga in tempi brevi e grazie anche all’attenzione da parte del Ministero”.

 

“Tutto il sistema sanitario abruzzese si è dimostrato sofferente e carente di una guida univoca, sin da subito avevo indicato la strada di un commissario esterno straordinario come quella che potesse garantire maggiore efficienza e velocità, con una più appropriata razionalizzazione delle risorse.” – aggiunge Zennaro e conclude – “A monte di tutto c’è la decentralità della sanità italiana che ha visto, da regione a regione, organizzazioni differenti nella lotta contro la pandemia. Per questo ritengo che nel nostro futuro questo non sia più ammissibile e, passata l’emergenza, si debba intraprendere subito una revisione del titolo V della Costituzione,  nella certezza che sia diventata una questione di sicurezza nazionale”.

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