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Nereto, scioglimento consiglio comunale. Parla Massimo Salvi

Ultimo Aggiornamento: sabato, 13 Gennaio 2018 @ 18:39

Dalla delusione, alla stanchezza alla decisione di staccare la spina. Per i detrattori è diventato colui che ha messo la parola fine (assieme alle firme di sei consiglieri di minoranza) all’amministrazione guidata da Giuliano Di Flavio. Ma per Massimo Salvi, fino a ieri assessore del Comune di Nereto, quello che è accaduto non è un fulmine a ciel sereno. Anzi: i segnali e gli indicatori del malessere, erano stati evidenziati prima. “Il sindaco era a conoscenza di quello che era il mio malessere”, racconta il giorno dopo le dimissioni Massimo Salvi. “Per la seconda volta siamo rimasti senza polizia municipale e per qualcuno questo non era un problema. È solo uno degli esempi delle cose che non andavano e non da oggi ma da prima dell’estate. Ora ci si sorprende che si è arrivati alo scioglimento del consiglio comunale, ma le mie lamentale sono rimaste inascoltate”.

 

La questione della polizia municipale. Uno degli aspetti al centro della crisi, poi sfociata dalle dimissioni, riguarda il ruolo del dirigente della polizia municipale. “A giugno”; racconta, “finito il rapporto con il responsabile dei vigili (Bruno Cicchi, ndr), “ non è stato possibile confermarlo per varie ragioni e questa cosa ha fatto traboccare il vaso. Ad oggi Nereto non ha un agente di polizia locale. Una cosa inaccettabile per una realtà come la nostra, con scuole superiori e Sert”. L’ex assessore è critico nei confronti degli ex colleghi di maggioranza e con il segretario comunale per la mancata soluzione di alcune problematiche.

 

La replica al partito. Massimo Salvi è stato criticato anche dal Pci, partito al quale è iscritto, per le modalità della decisione e la mancata condivisione del progetto. ““A mio avviso il partito non ha capito l’origine della mia scelta”, prosegue, “perché questa non è una decisione politica, ma amministrativa e personale. Hanno preso le distanze e sono più sereno e tranquillo”.

 

L’ultimo episodio. A sostegno della tesi che i rapporti erano diventati freddi con il resto della maggioranza, la storia dello scuolabus fermato per un giorno perché l’assistente doveva essere impiegata nel servizio di refezione. Con la popolazione scolastica che fruisce del servizio, stipata negli altri due mezzi. “Non mi hanno comunicato nemmeno questo che avevo la delega al trasporto scolastico, “prosegue, “e la ritengo una cosa gravissima, mettendo a repentaglio la sicurezza dei bimbi, ma anche i rischi per gli autisti che si sono prestati a questo indirizzo del sindaco”.

Il nodo delle dimissioni. La chiusura Massimo Salvi la riserva alla questione delle dimissioni. “Sono stato io a contattare i consiglieri di minoranza per chiedere e concordare l’iter”; dice, “ e ora mi accusano di essermi accordato con i fascisti. Ma è solo per denigrarmi. Basta vedere chi sedeva in minoranza per capire che è una falsità”.

 

 

 

 

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