Tortoreto, vertenza Betafence: il ministero convoca la riunione in video-conferenza. Protestano i sindacati

 Tortoreto. Una discussione sulla chiusura dell’azienda in video-conferenza.

 

Se da un lato la celera convocazione del tavolo al Mise sulla vertenza Betafence, prevista per il 1 settembre, viene salutata positivamente, anche alla luce dell’importante mobilitazione sindacale che è partita un minuto dopo l’annuncio di chiusura per lo stabilimento di Tortoreto.

La convocazione, come fanno notare i rappresentanti sindacali (Marco Boccanera della Fim Cisl e Mirco D’Ignazio della Fiom Cgil), “prevede che la riunione si svolga in videoconferenza, sarà per cui impossibile incontrare fisicamente chi ha preso questa sciagurata decisione di chiudere una fabbrica che guadagna e lavora e delocalizzare l’attività in Polonia, così come non sarà possibile incontrare gli esponenti del Ministero che dovranno dire chiaramente che, su questa scelta, la Betafence dovrà tornare indietro.

Saremo quindi costretti a discutere temi delicati e difficili, con conseguenze potenzialmente drammatiche, davanti lo schermo di un computer, con gli interlocutori aziendali che, da Londra, avranno gioco facile nello sfuggire davanti alle loro responsabilità.

Andrà approfondito infatti, numeri alla mano, un piano industriale che prevede la delocalizzazione in Polonia, ma che non ha nessuna logica né sostenibilità economica, in particolare per il gruppo PRAESIDAD il cui rating dimostra l’incapacità per andare in questa direzione. Così come si dovrà discutere della speculazione finanziaria che si cela dietro la manovra annunciata lo scorso 29 luglio e delle responsabilità del fondo CARLYLE di Marco De Benedetti. E si dovrà discutere di un eventuale futuro del sito anche senza la Betafence, in particolare alla luce degli interessamenti per l’unità produttiva di Tortoreto che paiono essere diversi.

Tutti temi che non è possibile trattare davanti lo schermo di un computer: non si può gestire la vita della persone come se fosse un videogame”.

La richiesta che viene rilanciato a tutta la politica locale di impegnarsi, così come ha fatto per avere ottenere una celere convocazione, in modo che la riunione si svolga in presenza “e al Ministero chiediamo di rivedere al più presto questa posizione perché si consenta, tra l’altro, anche a tutti i lavoratori che all’incontro non parteciperanno, di poter tenere un presidio davanti ai palazzi ministeriali per far sentire la voce di chi rischia di vivere sulla propria pelle le conseguenze, potenzialmente pesantissime, di questa vertenza.

E se tutto ciò non sarà possibile, considerato che solo al Ministero la “normativa Covid” parrebbe impedire di incontrarsi fisicamente, proponiamo che la riunione venga convocata in una delle tante discoteche che ogni sera, legalmente, ospitano migliaia di persone: un incontro sindacale con 20 persone non sarà certo più rischioso dello show di “un’artista” da tutto esaurito”.

Nel frattempo, questa mattina, la vicenda Betafence ha avuto una ribalta nazionale con un collegamento in diretta nel corso della trasmissione “L’aria che tira” in onda su La7.