Sistema idrico del Gran Sasso: riunione per il protocollo d’intesa

Si è svolta questa mattina in videoconferenza la riunione del Tavolo Tecnico sull’emergenza idrica del Gran Sasso convocata dal Vice Presidente della Regione Abruzzo Emanuele Imprudente.

 

“Ho inteso partecipare”, dichiara il Presidente del Parco Tommaso Navarra, “all’unico scopo di verbalizzare ancora una volta l’assoluta necessità del rispetto della normativa di Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA). Si tratta di una posizione già verbalizzata sin dalla riunione del 3 novembre 2017. Il tavolo ha condiviso la natura consultoria e non autorizzatoria dello stesso, la non sostituibilità delle procedure normative e la necessità di operare la VIncA richiesta dall’Ente Parco.

 

Esprimo quindi la più viva soddisfazione per la condivisione ad opera di tutti gli attori della necessità di procedere con l’accertamento di Valutazione Ambientale da noi richiesta sin dal 3 novembre 2017 per ogni intervento. Sono sicuro che lo strumento normativo in questione consentirà di meglio conoscere e di meglio intervenire nell’interesse unico della tutela di un sistema così complesso ma soprattutto così prezioso nel quale si prevede di intervenire”.

Per l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso è il momento di superare le polemiche e accelerare la messa in sicurezza. “Le polemiche di questi giorni sulle procedure da rispettare in occasione del lavaggio delle gallerie autostradali A24 non hanno ragione di esistere”, scrive l’Osservatorio (WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia – GADIT, FIAB, CAI e Italia Nostra) in una nota. “Sugli interventi da effettuare lungo le gallerie autostradali, così come per quelli nei Laboratori sotterranei di Fisica Nucleare, atteso il loro potenziale impatto sull’acquifero, si devono rispettare tutte le normative poste a tutela della salute umana e dell’ambiente naturale. Trovandoci all’interno di un parco nazionale che ospita siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale (proposti dalla Regione Abruzzo, designati dallo Stato italiano e istituiti dall’Unione Europea), gli interventi devono essere sottoposti a valutazione di incidenza ambientale come prevede la normativa europea e quella italiana di recepimento. Bene ha fatto il Parco a ribadirlo, ma non ve ne sarebbe stato neppure bisogno, atteso che tutti coloro che operano sull’acquifero del Gran Sasso ne dovrebbero essere più che consapevoli”.

E ancora: “Rispettare le normative ambientali non causa ritardi: caso mai è proprio il non rispettarle che determina allungamenti dei tempi e dispendiosi procedimenti giudiziari. Peraltro gli interventi di cui si parla erano programmati da prima della fine di maggio e vi sarebbe stato tutto il tempo di seguire le procedure di legge: sarebbe meglio non perdere ulteriore tempo. Ribadiamo per l’ennesima volta che, pur nella consapevolezza della complessità in cui ci si trova ad operare, l’interesse alla tutela della salute e dell’ambiente è prioritario: non è l’acquifero del Gran sasso a doversi adattare all’INFN e alla Strada dei Parchi, ma viceversa. La messa in sicurezza dell’acquifero è attesa da 20 anni. Vanno messi da parte giochetti dilatori e soprattutto va evitato che tutto diventi terreno di scontro “politico”: si deve operare bene e si deve operare in fretta, senza tentare illusorie scorciatoie che servono solo a ritardare quanto necessario”.