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Edilizia, Aniem Teramo: “il caro prezzi non è più sostenibile”

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Ultimo Aggiornamento: giovedì, 23 Settembre 2021 @ 13:12

Teramo. Una medaglia a due facce quella del settore edilizia. A sottolinearne gli aspetti negativi è il presidente del collegio costruttori Aniem Teramo, Enzo Marcozzi.

“Leggiamo da settimane articoli di stampa sul settore delle costruzioni in grande crescita nella nostra regione, un settore in piena salute, tutto ciò potrebbe essere vero se guardiamo solo una faccia della medaglia, d’altronde mai come adesso il settore vive un momento di grande fermento, non solo legato alla ricostruzione che finalmente sta decollando ma anche per l’attuale contesto favorevole promosso dal Governo, incentrato su azioni strategiche inserite nel Recovery Plan, nonché quelle contenute nei diversi provvedimenti normativi mirati alla riqualificazione energetica e strutturale del patrimonio immobiliare, ma in tale contesto si sono inserite dinamiche di mercato ingiustificate ed incontrollate che pesano negativamente sull’attuazione delle citate strategie di sviluppo e che mettono a rischio quel contesto favorevole in cui il nostro settore e le nostre imprese sperano fortemente. Il problema del caro prezzi è l’altra faccia della medaglia appunto e non è più sostenibile, per questo esprimiamo forte preoccupazione”.

E ancora: “Tanti cantieri pubblici e privati che siano cantieri della ricostruzione o cantieri legati al superbonus rischiano di bloccarsi con gravi ripercussioni economiche e sociali, tante aziende stanno pensando di rinunciare a commesse acquisite o in corso di acquisizione ritenendole antieconomiche mentre altri colleghi imprenditori associati propongono di bloccare i cantieri come forma di protesta. La compensazione introdotta dal Governo – continua Marcozzi – è certamente un primo passo ma non risolve il problema, sia perché il provvedimento attuativo non viene ancora approvato, sia perché il meccanismo non sarà di facile attuazione e sia perché è riservato ai soli lavori pubblici. Tramite le associazioni nazionali stiamo sollecitando la pubblicazione del decreto attuativo consentendo almeno alle imprese appaltatrici di attivarsi, presentando la relativa richiesta di compensazione alle stazioni appaltanti, e allo steso tempo stiamo chiedendo che la misura sia estesa immediatamente anche a tutti i cantieri privati e ai cantieri della ricostruzione. Su questi ultimi il Commissario Legnini ha cercato di dare una prima risposta con l’ordinanza 118 delle scorse settimane ma anche qui francamente le aspettative dei costruttori sono state disattese”.

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“L’aumento del contributo pubblico pari al 6% per le unità residenziali e dell’11,1% per quelle produttive spetta per le nuove domande e per quelle presentate ma non ancora giunte alla conclusione del procedimento, mentre per i cantieri già attivi a partire dal primo gennaio di quest’anno, occorrerà attendere il Decreto attuativo di cui accennavo prima e nel frattempo le aziende da 10 mesi continuano a fare da bancomat per lo stato. Siamo consapevoli che il problema del caro materiali è di competenza del Governo ma al Commissario Legnini con una nota ufficiale inviata ieri, abbiamo chiesto espressamente di intraprendere quelle misure che sono di sua competenza e che può adottare, quali la proroga per la conclusione di tutti i lavori indipendentemente dall’importo, proroga giustificata dalle oggettive difficoltà nell’approvvigionamento dei materiali e invece sei mesi in più sono stati concessi solo per l’esecuzione dei lavori sopra i 5 milioni di euro, ed erogazione SAL secondo modalità meno penalizzanti rispetto alle vigenti percentuali, prendendo spunto dalla positiva esperienza del sisma 2009, misure che non risolvono ma sicuramente aiutano ad arginare gli sviluppi impropri e pericolosi che si stanno manifestando nel mercato delle costruzioni, d’altronde senza imprese la ricostruzione non può andare avanti”.

“Il mancato riconoscimento di proroghe sulla conclusione dei lavori, coniugato alla mancata risposta di una riduzione delle percentuali delle rate dei SAL – conclude Marcozzi – lasciano infatti gli operatori economici alla completa mercé dell’attuale incertezza di mercato”.

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