Bullismo a Silvi, Scordella: “Serve sinergia tra genitori, scuola e istituzioni”

Ultimo Aggiornamento: lunedì, 30 Dicembre 2019 @ 14:06

Silvi. “Se l’episodio di aggressione a un minorenne verificatosi il giorno di S. Stefano – ha dichiarato il sindaco Andrea Scordella – dovesse essere confermato come atto di bullismo dagli esiti delle indagini che gli inquirenti stanno attentamente svolgendo, dovremo prendere atto che questo triste fenomeno non ha risparmiato neanche la nostra città e trarne le dovute conclusioni. Limitarci a condannare, come tutti facciamo, simili comportamenti non sarà più sufficiente.

Occorrerà – ha ammonito il sindaco Scordella – affrontare la situazione con la determinazione che il caso richiede mettendo in campo tutte le forze a nostra disposizione, da quelle preposte all’ordine pubblico e alla sicurezza a quelle non meno importanti della scuola e, soprattutto, delle famiglie. So, anche per esperienza professionale, che questo mostro lo si può combattere e vincere solo se si crea una chiara e decisa sinergia tra genitori, scuola e istituzioni. Per quanto mi riguarda, ho già dato disposizione al comando della Polizia Locale perché siano intensificati i controlli e le azioni di prevenzione attraverso il monitoraggio costante di tutte le zone della città, soprattutto quelle che appaiono più sensibili. Confido – ha aggiunto Andrea Scordella – nella determinante collaborazione delle altre forze dell’ordine che ringrazio per il loro aumentato impegno e la loro presenza costante nel nostro territorio nell’arco di tutto il giorno”.

Sul fatto di cronaca che ha scosso l’opinione pubblica, è intervenuta anche la consigliera provinciale Beta Costantini, referente provinciale del protocollo prevenzione e contrasto della violenza di genere stipulato con la Prefettura di Teramo che ha dichiarato: “l’aggressione al ragazzo presunta vittima di bullismo lascia la comunità silvarola sgomenta e senza parole. Un fatto da disapprovare e condannare fortemente ma dal quale partire per riflettere sulle cause e su cosa possiamo fare per evitare che si verifichi di nuovo. Le indagini faranno il loro corso e porteranno chiarezza sull’accaduto ma sin da ora appare chiaro che non possiamo rimanere indifferenti e che bene ha fatto la madre del ragazzo a sporgere denuncia. Occorre partire – ha sottolineato Beta Costantini – dal presupposto che bisogna smetterla di dire che sono ragazzate e liquidare così un grave problema sociale che è espressione del disagio giovanile. Cominciamo a pensare ai nostri ragazzi seriamente, a non sottovalutare la loro educazione al rispetto dell’altro, anche se diverso. Un appello – ha chiosato l’avvocato Beta Costantini – va rivolto alle famiglie affinché prestino più attenzione ai loro figli attraverso il dialogo e al Ministero della istruzione e a quello degli Interni a che si stipulano dei protocolli a livello locale creando una rete istituzionale che si occupi di disagio giovanile, prevedendo magari anche figure specializzate su questo tema da inserire nelle scuole, capaci di relazionarsi con le famiglie”.

LA REAZIONE DELLA PROVINCIA “L’aggressione al ragazzo vittima di bullismo ci ha lasciato sgomenti. Un fatto da disapprovare e condannare fortemente ma dal quale partire per riflettere sulle cause e su cosa possiamo fare per evitare che si verifichi di nuovo” sostiene la consigliera provinciale con delega al sociale e alle politiche giovanili, Beta Costantini – Le indagini faranno il loro corso e porteranno chiarezza sull’accaduto ma sin da ora appare certo che non possiamo rimanere indifferenti e che bene ha fatto la madre del ragazzo a sporgere denuncia. Bisogna partire da un presupposto e cioè che bisogna smetterla di dire che sono ragazzate e liquidare così un grave problema sociale che è quello del disagio giovanile”. 

Secondo la Consigliera c’è la necessità, considerata la delicatezza e la vastità del fenomeno, di intervenire con strumenti professionali: “Cominciamo a pensare ai nostri ragazzi seriamente a non sottovalutare l’importanza della loro educazione al rispetto dell’altro, anche se diverso. Un appello alle famiglie a che prestino più attenzione ai loro figli, l’esortazione al dialogo ed all’ascolto. Un invito inoltre al Ministero della Istruzione e a quello degli Interni affinché stipulino dei protocolli a livello locale creando una rete istituzionale che si occupi seriamente di disagio giovanile, prevedendo magari anche figure specializzate su questo tema da inserire nelle scuole, capace di relazionarsi con le famiglie”.