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Alba Adriatica, l’altra faccia dei migranti che trovano un impiego

Ultimo Aggiornamento: martedì, 24 Ottobre 2017 @ 16:00

Daudà ha 33 anni, richiedente asilo politico, ha 33 anni e da 3 è ospitato in una struttura di accoglienza ad Alba Adriatica. Arriva dalla Guinea Bissau e rappresenta l’altra faccia dei migranti.

 

Quella lontana dai social, dalle polemiche e dalle discussioni, ora più che mai, legate all’accoglienza in Italia. Ma anche da coloro che seguono al strada dell’emarginazione e della delinquenza.

Alba Adriatica, l'altra faccia dei migranti che trovano un impiego

Daudà fa il pizzaiolo e lavora in un locale sul lungomare di Alba Adriatica gestito da Gianni Di Marco, rappresentante della chiesa cristiano-ecumenica. Assieme a lui altri due giovani africani lavorano nei locali gestiti da don Gianni. Storie diverse, di giovani che sulla spinta di qualcuno provano ad integrarsi.

Alba Adriatica, l'altra faccia dei migranti che trovano un impiego

” All’inizio”, racconta il pizzaiolo che arriva dall’Africa Occidentale, ” è stato difficile. Tutti ti guardavano con diffidenza. Ora hanno iniziato a conoscermi ed è molto meglio”. Daudà ha effettuato un corso da pizzaiolo e ora ha un impiego delle attività stagionali e durante l’anno è stato anche chiamato per svolgere altri lavori.

 

Integrazione. Parola forse abusata e fonte anche di tensioni in questo particolare momento storico, non soltanto ad Alba Adriatica. ” Ad Alba Adriatica”, dice Gianni Di Marco, ” si assiste ad un’ondata di intolleranza fuori dal comune. Una sorta di linciaggio nei confronti di persone, essere umani, che non hanno colpe e responsabilità.

La nostra cultura cristiana dovrebbe favorire messaggi e comportamenti tesi all’accoglienza. Questo non accade, o meglio a parole è tutto il contrario. Credo che le istituzioni, a tutti i livelli, debbano, invece pianificare e prevedere forme di integrazione come accade altrove. La questione migranti non è solo dell’Italia e di Alba Adriatica, ma un tema molto più ampio. Favorire forme di integrazione è un dovere da parte delle istituzioni”.

Tema delicato, ma molto attuale, quello che solleva Gianni Di Marco e che è una sorta di invito alle amministrazioni comunali, che ancora non lo fanno, di studiare forme per impiegare i migranti, visto la loro presenza o meno sul territorio è legata a ben altre dinamiche.

 

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