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Pescara, manifesti per il ‘Sì’ sugli autobus Tua: esposto di Rifondazione

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 26 Ottobre 2017 @ 17:52

Pescara. Cartelloni pubblicitari del comitato ‘Basta un Sì’ sugli autobus delle linee urbane della Tua, l’azienda unica del trasporto regionale. Lo denuncia il Partito della Rifondazione Comunista abruzzese che parla di un “fatto grave” e annuncia di aver presentato un secondo esposto, dopo quello relativo ai manifesti affissi in città per l’arrivo del premier Matteo Renzi.

“La campagna dei prepotenti del Sì – dicono Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale Prc, e il segretario provinciale Corrado Di Sante – prosegue incurante delle norme che regolano la competizione elettorale, si gratta il fondo del barile e si arruolano le istituzioni pubbliche per la campagna elettorale”.

“Avevamo denunciato la presenza di manifesti elettorali recanti ‘Basta un sì Matteo Renzi a Pescara’ – affermano – ma dopo dieci giorni quei manifesti sono ancora al loro posto. Perché l’amministrazione comunale di Pescara non ha provveduto a defiggere i manifesti fuori legge? Sono state elevate le opportune sanzioni?”.

“Come se non bastasse – proseguono – su diversi autobus delle linee urbane (6, 3/,16, 4/) della Tua che percorrano le città di Pescara, Montesilvano, Francavilla al Mare e San Giovanni Teatino sono stati affissi cartelloni pubblicitari per il Comitato ‘Basta un sì’ in paese violazione della normativa vigente. Si produce una moltiplicazione abusiva, benchè parzialmente mobile, di ‘tabelloni fissi’, visto che notoriamente gli autobus sostano ripetutamente alle fermate e ai capolinea”.

“È grave che tale propaganda inoltre sia proprio sui mezzi dell’Azienda regionale pubblica di Tpl, di proprietà della Regione Abruzzo”, dicono Acerbo e Di Sante, i quali spiegano che “le segnalazioni sono state inoltrate ai vigili urbani di Montesilvano e Pescara. È il regime dell’arroganza, è il preludio dell’Italia che hanno in mente Renzi e D’Alfonso e i sostenitori del sì. Davanti ad un uso così spregiudicato delle istituzioni – concludono – è doveroso sostenere le ragioni del No”.

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