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Pescara, terremoto L’Aquila e il falso mito del processo alla scienza: la campagna mediatica di disinformazione

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 27 Ottobre 2017 @ 1:30

Pescara. Manca poco al pronunciamento definitivo della Cassazione sulla vicenda del terremoto de L’Aquila, che vede coinvolti i sette tecnici della Commissione Grandi Rischi, assolti in appello perché “il fatto non sussiste”, ad eccezione di Bernardo De Bernardinis, ex vice capo della protezione Civile, condannato a 2 anni per aver fornito agli aquilani dichiarazioni ‘negligenti’ ed ‘imprudenti’, volte a rassicurarli.

La sentenza d’appello del novembre 2014, il secondo grado di giudizio, ha completamente ribaltato il pronunciamento del primo grado, che decretava la condanna a sei anni di reclusione per tutti e sette i tecnici della commissione Grandi Rischi, accusati di omicidio colposo e lesioni colpose.

Tra le due sentenze, così profondamente diverse e pronunciate a due anni di distanza, c’è stata una campagna mediatica che il giornalista free lance Ranieri Salvadorini, intervenuto al convegno ‘Verso la Cassazione’, riunitosi ieri pomeriggio all’Aurum, ha definito “La polpetta avvelenata del processo alla scienza”.

Con una rapida e puntuale rassegna stampa è infatti possibile mettere in luce come all’indomani della sentenza del primo grado di giudizio, pronunciata dal Tribunale de L’Aquila il 22 ottobre del 2012, le principali testate nazionali titolassero a caratteri cubitali di ‘un folle processo alla scienza’: come se il ricorso inoltrato nei confronti dei tecnici della commissione Grandi Rischi, avviato dall’avvocato aquilano Antonio Valentini, fosse soltanto l’assurda pretesa che gli scienziati, a mò di stregoni, prevedessero il sisma del 2009. Questo è il messaggio che è passato, in Italia e all’estero, ed è di questo che sono stati tacciati e derisi quegli esponenti della parte civile che, oltre alla giustizia, chiedono semplicemente una corretta lettura dei fatti ed un utilizzo non manipolativo dell’informazione.

Ciò che è sempre stato contestato dalla parte civile sono le pubbliche rassicurazioni fatte dai tecnici della commissione Grandi Rischi alla popolazione aquilana, invitata dallo stesso De Bernardinis a gustare un buon bicchiere di Montepulciano presso le loro case. De Bernardinis disse questo pubblicamente, durante una conferenza stampa svoltasi subito dopo la riunione della commissione Grandi Rischi, il 31 marzo 2009, riunitasi dopo le numerose scosse che avevano messo la popolazione in un forte stato di agitazione, com’è logico e naturale che sia.

Più che le dichiarazioni fatte in conferenza stampa, il punto è il contenuto del verbale di quella riunione;

una riunione dalla quale vennero esclusi diversi esperti che quotidianamente lavorano con i fenomeni sismici, come dichiarato da Christian Del Pinto, sismologo e vulcanologo, ex responsabile scientifico del Centro funzionale della Protezione civile molisana, in un’intervista rilasciata al quotidiano on-line 6 aprile.it. “Una riunione in cui il 90% degli argomenti trattati sarebbero stati incentrati su come bloccare le informazioni inerenti alla situazione di pericolo che si stava vivendo in quelle ore”, stando alle parole di Del Pinto pronunciate in Tribunale, dove è intervenuto come testimone di parte civile.

E il verbale?

Il verbale sarebbe stato redatto dopo il terremoto; si tratterebbe quindi di un falso, secondo quanto emerso dall’interrogatorio ad Enzo Boschi, presidente dell’Ingv e presente alla riunione del 31 marzo, che ha raccontato agli agenti di Polizia come il verbale inerente a quella riunione sarebbe stato redatto 5 giorni dopo il terremoto e che alla conferenza stampa indetta dopo la riunione, Boschi ‘non sarebbe stato invitato’.

Nel corso di quella conferenza stampa, De Bernardinis, l’unico condannato in appello dei sette tecnici della commissione Grandi Rischi, fece quindi da ‘portavoce’ e provvide a rassicurare la popolazione; alla conferenza stampa partecipò anche Franco Barberi, presidente vicario dell’allora commissione Grandi Rischi.

Pare dunque che la ‘pretesa di prevedibilità della scienza’ c’entri molto poco in un processo che il prossimo 19 novembre vedrà la sua conclusione e dove, da parte di chi chiede giustizia, c’è la contestazione del procedimento manipolativo che si è innescato, a partire innanzitutto dall’informazione ai cittadini aquilani, falsamente rassicurati; poi, si è proseguito con la campagna mediatica a tutti gli organi di stampa;

e la manipolazione, si sa, può toccare tutti gli ambiti professionali, anche quello scientifico ed edlizio, che non sono mai stati estranei al problema dello ‘scambio’ col settore politico, come argutamente evidenziato dal vulcanologo Francesco Stoppa, docente di geochimica presso l’Università D’Annunzio Chieti – Pescara intervenuto al convegno e testimone parte civile al processo della commissione Grandi Rischi, che ha anche messo in evidenza come nel corso del primo grado del processo, precisamente il 18 giugno 2010, l’Ingv promulgò una ‘lettera aperta’ al presidente Napolitano, con le firme in calce degli scienziati che sostenevano la tesi del ‘processo a Galileo’;

dall’altro lato, c’è poi l’Isso (International Seismic Safety Organization), di cui fa parte anche lo stesso Stoppa, che l’8 novembre 2012 (cioè dopo la sentenza di condanna pronunciata in primo grado), inviò a sua volta una lettera a Napolitano, nella quale si legge “Ci sembra che coloro che hanno preso posizione contro la sentenza non abbiano capito, e forse neppure letto, le motivazioni dell’accusa”.

“Nel nostro lavoro la posizione di ‘terzini’ la si può occupare per molte cose” ha affermato la giornalista Daniela Senepa. “Ma di fronte alle questioni etiche, bisogna schierarsi: e chi non si è schierato con la Grandi Rischi è stato tacciato di ‘pretendere la magia dalla scienza’, travisando completamente il messaggio. Proprio per questo io credo invece che siamo stati capiti benissimo”.

L’associazione onlus ‘Ilaria Rambaldi’, presieduta da Maria Grazia Piccinini, promotrice del convegno ‘Verso la Cassazione’, svoltosi venerdì 23 ottobre all’Aurum, intende portare i contenuti emersi durante il dibattito di ieri anche a L’Aquila e a Roma, prima del pronunciamento definitivo della sentenza di Cassazione, fissato per il prossimo 19 novembre.

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