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Emergenza caldo, gli orsi ‘invadono’ paesi marsicani e aquilani

Ultimo Aggiornamento: martedì, 7 Agosto 2018 @ 13:29

L’Aquila. “Non è una battuta, ma in questi giorni di gran caldo gli orsi del Parco d’Abruzzo hanno praticamente occupato quasi tutti i paesi della fascia esterna del Parco, almeno dal sulmonese, alla Marsica, alla Valle Roveto: non c’è quasi Paese che non abbia il proprio orso ‘problematico'”.

Lo ha dichiarato Franco Zunino, Segretario Generale AIW, ricordando che “tutte le notti ad assaltare gallinai, stazzi di capre e pecore, o ad elemosinare in scorribande per le strade dei paesi o nei campi scout! Prefetture, Guardie del Parco e carabinieri forestali allertati e quasi ogni notte impegnati a fare da ‘respingitori’ (è proprio il caso di usare questa definizione: a volte anche con frasche, neanche fossero pecore!) di orsi: in valle Peligna (Pettorano sul Gizio ed Anversa degli Abruzzi), nella Marsica (Bisegna, Gioia e Lecce nei Marsi, Ortucchio, Luco dei Marsi, Trasacco, Collelongo, Villavallelonga), in Valle Roveto (Balsorano). Ovviamente e al solito, nessuna delle autorità del Parco che si chieda il perché. O, se se lo chiedono, si guardano bene dal dare l’ovvia risposta: gli orsi hanno fame e nel Parco non trovano più né campi coltivati né stazzi di pecore come un tempo; i floridi tempi quando vi circolavano almeno un centinaio di orsi, con una densità unica al mondo proprio grazie a quella situazione (per anni creduta esagerata e che invece aveva una spiegazioni ben logica, controprovata oggi dallo sbandamento fuori Parco di tutta la popolazione)”.

“Non sarà facile – aggiunge – per non dire quasi impossibile, rimediare a questa situazione, visto che ci sono voluti anni per che si creasse e ci vorranno anni per porvi rimedio, perché gli orsi seguono regole comportamentali ‘educative’ di lungo tempo. Intanto il Parco non è solo pieno di turisti ed escursionisti, ovviamente favoriti con ogni mezzo e ‘attrattori’ per richiamarli: fuori l’orso, dentro i turisti!”

“Anche in Abruzzo, ecco la politica dei Parchi Nazionali ormai sempre più in mano a ricercatori, a chi si crede competente (o ha fatto credere di esserlo per assicurarsi un posto di potere) e alla politica!”, conclude Zunino.

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