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Emergenza migranti: il neonato salvato in mare. La foto simbolo

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Ultimo Aggiornamento: giovedì, 20 Maggio 2021 @ 17:26

L’immagine ha già fatto il giro del mondo, ed è diventata il simbolo di un esodo.

E’ un neonato, ha un pigiamino a righe ed una cuffia, a tenerlo stretto tra le mani è un sommozzatore della Guardia Civil che si è tuffato in mare per soccorrere la madre del piccolo, attaccata ad un salvagente giocattolo, e che aveva sulle spalle uno zainetto con dentro il suo bambino di soli 2 mesi.

Il piccolo è vivo quando viene portato fuori dall’acqua dal poliziotto, a fotografarlo sono i colleghi che postano lo scatto sugli account Twitter.

Sono circa 8 mila le persone che, attraverso mezzi di fortuna, hanno attraversato il punto del Mediterraneo che collega la costa marocchina alla Spagna e sono entrate nell’enclave di Ceuta per raggiungere l’Europa.

1500 sono i minori trasportati dalla Croce Rossa e dalle ong sul posto, mentre la Spagna continua a mantenere la sua posizione ferma sul respingere i migranti (si legge che oltre 5000 persone sarebbero state riportate in Marocco). Il governo spagnolo ha predisposto lo schieramento dell’esercito sulle coste e l’uso di gas lacrimogeni per respingere gli sbarchi.

Giovani uomini ma anche famiglie che hanno approfittato di un momento di tensione tra i governi  per superare i blocchi, predisposti nei punti nevralgici, dalle guardie di sicurezza marocchina: alla fine del mese di aprile la Spagna aveva deciso di accogliere per “ragioni umanitarie” Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario che di recente ha rotto  la tregua con Rabat nel conflitto per la sovranità sul Sahara Occidentale, occupato militarmente dal Marocco. Ghali è malato di Covid e ricoverato in un ospedale della regione di La Rioja. Dopo aver appresso della presenza del leader in Spagna, Rabat ha minacciato ritorsioni che sono arrivate con l’invasione dei migranti costringendo la Spagna allo stato di massima allerta.

In molti hanno ricevuto assistenza medica ma la disperazione resta perché saranno probabilmente costretti a tornare in quel Paese dal quale sono fuggiti.

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