Covid, la variante Delta che preoccupa anche in Italia

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 24 Giugno 2021 @ 18:31

La variante Delta è arrivata anche in Italia.

Sono moltissime le regioni che hanno già segnalato casi: il ceppo è presente in Abruzzo, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto-Adige, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Puglia, Lazio e Sicilia.

Le stesse regioni ora cercano di accelerare sulla campagna vaccinale, per garantire una maggiore protezione soprattutto attraverso la somministrazione delle seconde dosi. La preoccupazione degli esperti è per i 2.8 milioni di persone, sopra i 60 anni, che non hanno ricevuto neanche la prima dose “se la Delta si diffondesse il numero dei morti potrebbe essere elevato” ha dichiarato l’immunologo Guido Forni sul Corriere della Sera.

Al momento un 25% dei casi registrati in Italia sono riconducibili alla variante indiana e il nostro Paese risulta essere il quinto al mondo per diffusione della Delta: il ceppo, sequenziato per la prima volta in India, potrebbe veicolare il 90 percento dei contagi in Europa diventando così dominante e più diffuso della variante inglese.

A ribadire l’importanza di “procedere nella campagna vaccinale con la massima intensità” è stato il Premier Draghi dopo che il Centro europeo per il controllo delle malattie ha diffuso una nota in cui si evidenzia che “i dati preliminari mostrano che la variante Delta può infettare anche individui che hanno ricevuto una sola dose dei vaccini attualmente disponibili”.

Sempre nella stessa nota si legge “è molto probabile che la variante Delta circolerà durante l’estate, soprattutto tra giovanissimi e non vaccinati, e ciò comporta un elevato rischio anche per chi non ha completato la vaccinazione. E’ importantissimo che la seconda dose venga somministrata entro l’intervallo minimo, per accelerare i tempi”.

Il rischio è infatti quello che, lasciando circolare il virus, questo compia nuove mutazioni che possono sfuggire ai vaccini “la prima dose è solo l’inizio del percorso, ovvero il sistema immunitario si attiva, ma è solo con il richiamo fatto nei tempi giusti che si scatena garantendo la protezione” chiariscono sempre dal Centro europeo per il controllo delle malattie.

A preoccupare è anche il taglio nella consegna delle dosi agli enti locali: lo stesso Generale Figliuolo in una lettera alle regioni ha annunciato tagli nel mese di luglio pari al 5% portando i governatori a chiedere subito una riunione per scongiurare il rischio di chiudere hub vaccinali e dover rinviare le vaccinazioni dei più giovani come sta accadendo in Puglia e Lazio, o mettere a rischio i richiami.

Il commissario straordinario per l’emergenza ha rassicurato che i rallentamenti sono solo momentanei e che ciò non compromette l’obiettivo finale di immunizzare l’80% della popolazione entro settembre.