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“Guardiagrele il bene in comune” diffida presidente del Consiglio regionale

Ultimo Aggiornamento: domenica, 29 Ottobre 2017 @ 1:15

guardiagreleGuardiagrele. Il gruppo consigliare “Guardiagrele il bene in comune” lancia una nuova offensiva contro il commissario per la sanità e, alzando il tiro, diffida anche il presidente del Consiglio e il presidente del Consiglio regionale.

“Forse non tutti sanno” spiega meglio il gruppo “che quando il Tar stava per depositare le due sentenze che hanno annullato il piano operativo 2010, il Commissario ha licenziato due decreti (il 5/2011 e il 15/2011) con i quali, proprio sul presupposto della disattivazione degli ospedali, dava le direttive alle Asl per la redazione dei nuovi atti e stabilisce il taglio del numero delle Unità Operative. Essendo nulle le previsioni sugli ospedali, è da ritenersi travolta ogni decisione che aveva quegli atti come presupposto”.

Per questo motivo, ieri i consiglieri del gruppo hanno notificato al Commissario un nuovo ricorso al Tar con il quale si chiede l’annullamento anche di questi ultimi decreti che potrebbero avere, se attuati, “il devastante effetto di stravolgere l’organizzazione aziendale che continuava a salvare il presidio di Guardiagrele”.

Allo stesso tempo, i consiglieri hanno diffidato il presidente del Consiglio Regionale dal portare in discussione atti che modifichino l’assetto programmatorio del 2008, che ha superato positivamente il vaglio del Tar Abruzzo e il Commissario dal modificare l’assetto che, grazie a quelle sentenze, torna ad essere pienamente vigente.

“In effetti” continua il gruppo, “già dal dicembre scorso i provvedimenti di Chiodi erano giuridicamente inesistenti – perché sospesi – solo che la Asl ha continuato, mediante trasferimenti di personalee attrezzature, a colpire l’ospedale di Guardiagrele. Ora è giunto il momento che tutto torni come prima, cioè come deve essere in base al Piano del 2008”.

Le iniziative del gruppo proseguiranno con una diffida anche al Consiglio dei Ministri “che è stato diffidato dall’adottare atti che, attribuendo nuove prerogative ai commissari per la sanità, vengano a ledere i poteri della regione. Il pericolo, in realtà, è a portata di mano se si considera che il 24 maggio a Roma, in occasione della discussione del caso Abruzzo, è stato proposto che si proceda, anche con la decretazione d’urgenza, per risolvere il problema e, quindi, per consentire ai commissari di agire indisturbati”.

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