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Cirsu, quorum referendum blocca bando per gestione rifiuti

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Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 23:01

discarica_grascianoNotaresco. L’esito dei quesiti referendari fa sentire i suoi effetti anche nella questione Cirsu. E non ci sarebbe nulla di strano visto che il travagliato consorzio rientrava a pieno titolo tra i soggetti coinvolti in prima linea dal decreto 23 bis, che imponeva la graduale liberalizzazione dei servizi pubblici e dunque anche della gestione dei rifiuti da parte dei comuni. Nulla di strano se non fosse che il decreto, da ieri di fatto abrogato dall’esito del primo quesito, non più di tre mesi fa aveva prodotto un piccolo terremoto e un grande scompiglio sia per le amministrazioni dei sei comuni consorziati che per i 124 operai della partecipata Sogesa.

Era il 16 marzo quando il Garante per la Concorrenza dichiarava decaduti al 31 dicembre 2010 tutti i contratti di servizio tra i comuni e Cirsu e tra questo e Sogesa, e chiamava direttamente in causa l’Autorità d’Ambito sui rifiuti per indire la nuova gara unica provinciale. Una decisione, quella dell’Agcom, tutta incardinata proprio sulle prescrizioni del 23 bis. Che però da ieri in sostanza non esiste più. Si torna al 31 dicembre 2010, anche se nel frattempo di atti ne sono stati prodotti a dozzine e di punti interrogativi da oggi ve ne saranno, se possibile, anche di più.
I contratti tra i comuni e il Cirsu e tra il consorzio e Sogesa sono validi. Nei tre mesi in cui tutti hanno operato in maniera opposta, perchè costretti, cinque dei sei comuni Cirsu hanno nel frattempo scritto ordinanze per riaffidare in via temporanea i servizi di raccolta e trasporto rifiuti, e tre di loro, cioè Mosciano, Morro D’Oro e Notaresco, hanno scelto altre ditte rispetto a Sogesa (Roseto, buon ultimo, a ieri non aveva ancora riaffidato i servizi). Quale sarà il destino di quelle ordinanze? Punto interrogativo, alla stessa stregua dei ricorsi al Tar presentati da Sogesa nei confronti dei tre comuni “dissidenti” a causa della loro decisione. “L’acqua ha portato via il lavoro di mesi”, è stato il commento del presidente del consorzio Andrea Ziruolo. Rimandate sine die, causa l’attuale limbo normativo, le strategie del Cirsu, che prevedevano la messa a gara del 40 per cento delle sue quote così come prevedeva la legge. E chissà se non tornerà in discussione anche la cassa integrazione per i 124 operai Sogesa, visto che nelle motivazioni della Cig si parlava di “fatti imprevedibili”, e tra le righe non era difficile scorgere tra questi fatti proprio il parere del Garante che aveva disarticolato gli affidamenti.
Insomma la palla ritorna a Cirsu, e per indiretta via ai comuni, con tutti gli interrogativi sopra elencati. Un’inversione ad U, quella imposta dal referendum, che però rischia di essere fatta senza benzina, con un Cirsu che oggi vanta ancora crediti per milioni di euro nei confronti delle sei amministrazioni, queste con casse come pressochè tutti gli enti locali, cioè esangui. Un Cirsu, leggasi Cda insieme a comuni, su cui da pochi giorni pende anche un’azione di responsabilità intrapresa da AIA, il privato di Sogesa, che a seguito della decisione del consorzio di chiedere la voltura della discarica ha a sua volta chiesto undici milioni di euro.

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