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Exit Through The Gift Shop

Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 8:51

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Conoscete Banksy? Conoscete la Street Art?

Fortunatamente molti di voi risponderebbero con il più superbo dei “Si, idiota”, ma, per definirsi veri conoscitori di questa corrente artistica, con le sue molteplici luci e delle sporadiche ma raccapriccianti ombre, bisogna guardare lo schietto, tagliente e tremendamente interessante documentario “Exit Through The Gift Shop” di …Banksy in persona.

Adesso spiegare chi è Banksy risulterebbe complesso. Chi non è Banksy invece è molto più facile. Banksy non è un artista comune, non è un ricercatore di fama, non è uno di quei mediocri pittori  che abbiamo dovuto “sciropparci” solo perché avevano azzeccato corrente politica, o moda di pensiero, o elite annoiata.

Banksy è il capostipite, è ingegno prima dell’immagine, è comunicazione del concetto, è creatività finalizzata ed è, per i Bobbies di Londra, anche un delinquente.

Parole le mie che possono anche essere bypassate da un semplice gesto: selezionare con mouse tasto sinistro la parola Banksy, con tasto destro cliccare e dare il comando “cerca con Google”*, selezionare nella colonna di sinistra “immagini”. Fatto, giudicate voi.

Tanto la sua arte ci ha colpito sin’ dagli albori, da farmi rimanere esterrefatto, basito, allo scorrere dei titoli di coda. Si, perché questo documentario è un’autocritica pura, ragionata, da un certo, mal celato, sapore amaro e pieno di “regrets” come direbbe lui, pieno di rimpianti.  E’ la storia di MBW, Mister Brainwash, al secolo Thierry Guetta, un suo amico; in realtà un nullafacente che pur’ avendo una figlia ed una famiglia non ha fatto altro, per anni, che seguire con la telecamera tutti gli artisti di strada. Ore, giorni, mesi, dieci anni di riprese, milioni di cassette registrate, seguendo i migliori in giro per il mondo ed arrivando, infine, anche a lui, al capostipite.  Per poi scoprirsi artista.

Le qualità artistiche di MBC sono quantomeno opinabili e  l’estremizzazione del concetto di Pop Art di Warhol credo abbia fatto sobbalzare il beneamato Andy nella tomba.

Ma il finale, il finale è senza alcun’ dubbio uno schiaffo. Uno schiaffo a tutti, una presa di coscienza collettiva di cosa sia l’arte nel 2012, di cosa sia il Marketing ed il senso del gusto. Uno schiaffo in pieno volto allo stesso Banksy che, nell’ombra del suo anonimato, davanti alla telecamera, chiude dicendo: “forse, ho sbagliato tutto”.

Non tu amico mio, non tu.

 

Buona visione.

AllTheBest

 

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Link originale del docu: http://www.banksyfilm.com/index.html

Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=a0b90YppquE

Note

– Corsi e ricorsi storici dei miei articoli qui su Cityrumors; il narratore del documentario, nella versione originale, è Rhys Ifans, attore del quale vi ho più volte parlato, lanciato da Twin Town e stralanciato da Notting Hill …’sto tizio me lo ritrovo dappertutto, fortunatamente, però, lo apprezziamo.

– Brainwash significa letteralmente “lavaggio del cervello”. Niente di più “azzeccato”.

*credo che per avere il comando “cerca con Google” dal tasto destro si debba utilizzare Chrome. Siete comunque tutti in grado di Googlare anche senza.

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