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Provincia L’Aquila, comitato raccoglie circa 2000 firme per il no ai referendum istituzionali

L’Aquila. Conclusa la raccolta firme sui cosiddetti referendum istituzionali, il Comitato provinciale lancia la campagna per il No al referendum di ottobre.

Due quesiti referendari abrogativi sull’ Italicum (abrogazione del premio di maggioranza e abrogazione capilista bloccati della legge elettorale che sarà in vigore dal prossimo luglio) e uno sul referendum costituzionale. Oltre 1200 firme raccolte a L’Aquila, si è firmato anche in Marsica, Alto Sangro e Valle Peligna.

“Ringraziando tutte le volontarie ed i volontari impegnati in questi tre mesi -spiega Paolo Della Ventura, referente del comitato provinciale per il No alle riforme- nelle piazze, tra le persone di tutta la provincia, sottolineo che la risposta del capoluogo ancora una volta si è fatta sentire e questo dà un senso di pienezza alla mozione di contrarietà che il Consiglio comunale ha approvato a fine marzo scorso”.

“Il comitato –ricorda il coordinatore provinciale- è nato i primi di marzo con un’assemblea pubblica presieduta dal professor Carlo Di Marco, costituzionalista dell’ateneo teramano, che è referente regionale del coordinamento di democrazia costituzionale. Nelle settimane si è radicato anche nella Marsica (coordinato da Tonino D’Amore e Nazzareno Di Matteo), e nell’Alto Sangro (coordinato da Silvano Di Pirro e Marcello Gizzi). Una cinquantina di membri, ad oggi, di cui metà impegnati nella raccolta firme in questi mesi”.

“Da oggi – conclude Della Ventura – tutte le energie saranno dedicate alla campagna per il NO al referendum costituzionale, oppositivo a questa revisione che riteniamo del tutto squilibrata e di parte. Entreremo, come d’abitudine, nel merito di quanto prevede il ddl Renzi-Boschi che sinteticamente: non abolisce il Senato, non fa sparire il bicameralismo perfetto, non semplifica il processo legislativo, non riduce i costi e – negli aspetti più deteriori – riduce al minimo il sistema di garanzie costituzionali e concentra nelle mani del governo l’iniziativa legislativa derubricando il sistema parlamentare confondendo esecutivo e legislativo.

Per tutte queste ragioni inviteremo tutti a non cadere nel gioco del giudizio sul governo ma su quanto esso ha previsto e vorrebbe attuare con tale revisione. E lo faremo nelle piazze, certamente lontani dalle solite stanze chiuse della politica. Chiedendo e favorendo il confronto”.