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Scarichi nel fiume Sangro e nel lago di Barrea: la denuncia VIDEO

Ultimo Aggiornamento: lunedì, 15 Gennaio 2018 @ 3:29

“Le acque del fiume Sangro e del Lago di Barrea nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise in condizioni letteralmente ‘indecenti’ e immagini fotografiche e video documentano lo scempio che sta avvenendo da mesi in un’area protetta di importanza mondiale”.

 

Lo dicono Forum H2o e Stazione ornitologica abruzzese (Soa) e, nel sottolineare come nel parco d’Abruzzo ci sia “una gravissima situazione sanitaria ed ambientale”, annunciano di avere presentato un nuovo esposto.

La Soa aveva depositato un primo esposto lo scorso 25 luglio sia per gli scarichi nel lago di Barrea sia per le tantissime persone che vi fanno il bagno regolarmente, nonostante il lago non sia individuata dalla Regione quale area di balneazione.

 

Forum H2o e Soa domenica 27 agosto hanno svolto un sopralluogo su diversi punti del Lago di Barrea e a Pescasseroli sul Sangro: “È stata un’esperienza traumatica – hanno detto oggi – pure per attivisti da decenni abituati a vedere ogni tipo di nefandezze in tema di fiumi e depurazione”.  “Per quanto riguarda il lago di Barrea – spiegano gli ambientalisti – in due fossi si avvertiva un tanfo nauseabondo. Tra l’altro a meno di un chilometro dal fosso di Barrea vi è il ‘lido delle Gravare’, un’area attrezzata con lettini e ombrelloni dove domenica c’era il pienone con decine di persone in acqua, compresi molti bambini. Il tutto in un lago non monitorato secondo le norme sanitarie vigenti e secondo le stringenti procedure di legge che sono applicate ai tratti costieri e al Lago di Scanno”.

 

Una situazione “a dir poco raccapricciante” è stata rilevata a Pescasseroli. “Nel tratto urbano il fiume era completamente a secco. L’alveo si riempiva nuovamente di liquido marrone (non osiamo chiamarlo acqua) allo scarico del depuratore, appena fuori il centro abitato”, sottolineano gli attivisti, parlando di “corpi solidi galleggianti che fluivano verso valle”, di “melma marrone che assumeva varie forme” e di “un tanfo nauseabondo che si avvertiva per decine se non centinaia di metri”. Sottolineando che si tratta di “aree che sulla carta sono tra le più protette del mondo: Parco nazionale, Sito di interesse Comunitario, Zona di Protezione Speciale e addirittura sito Ramsar”, gli attivisti annunciano che la Soa ha presentato un nuovo esposto alla Procura di Sulmona (L’Aquila). L’associazione ha diffidato tutte le istituzioni competenti, comprese quelle di vigilanza, ad emanare le ordinanze di divieto di balneazione e ad operare affinché cessino immediatamente attività che provocano la grave alterazione dei corpi idrici. “Alcune domande vengono spontanee: dove sono l’Ente Parco e le sue Guardie? Dove sono i Carabinieri-Forestali del Cta del Parco? Perché la Prefettura de L’Aquila ha tergiversato con i comuni nonostante precise segnalazioni? Come mai non sono intervenuti per impedire che tanti bambini e adulti si bagnassero in aree non balneabili dopo precise e circostanziate segnalazioni? Dove sono i provvedimenti di sequestro per impedire tali scempi in piena estate?”, si chiedono Soa e Forum H2o.

 

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