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Covid, nelle regioni”gialle” aumento di terapie intensive. Lo studio

La zona gialla istituita in 11 regioni in novembre non sembra essere stata di aiuto nel controllare l’andamento dell’epidemia: lo indicano i risultati dell’analisi eseguita dal matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).

 

L’analisi è relativa all’andamento a livello regionale delle curve del numero di posti occupati giorno per giorno da pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva per Covid-19. I risultati, basati sui dati degli ultimi sette-dieci giorni, indicano che fra le 11 regioni e province autonome alle quali è stato assegnato il colore giallo almeno una volta a novembre, 9 mostrano trend di crescita e 2 di stasi e nessuna mostra segni di decrescita. I ricoveri in terapia intensiva sono aumentati in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sicilia, Umbria e Veneto. Si osserva invece una situazione stazionaria in Sardegna e nella provincia autonoma di Trento.

Fra le restanti dieci regioni e province autonome alle quali in novembre non è mai stato assegnato il giallo, c’è una tendenza all’aumento dei ricoveri in terapia intensiva solo in Abruzzo e nella provincia autonoma di Bolzano; è stazionaria la situazione in Calabria, Campania e Lombardia. Si osserva infine una decrescita in Basilicata, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta e Puglia.

E’ un quadro, commenta Sebastiani, dal quale “emerge una differenza di comportamento non casuale. Sembra  – rileva – che le restrizioni corrispondenti al giallo non siano sufficienti per limitare i contatti e la trasmissione del virus”.