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Noemi e quel punto nascita che non andava chiuso

La piccola Noemi non poteva aspettare, la piccola Noemi voleva venire alla luce. Ma al reparto neonatale di Pescara non c’era posto. E poi Enrica, la mamma della piccina che sarebbe nata di lì a poco, non aveva forti contrazioni. Meglio rimandarla a casa.

Nella notte la piccola Noemi ha iniziato a bussare sempre più forte. La corsa al pronto soccorso dell’ospedale di Atri, l’attesa di un’ambulanza per trasportare la futura mamma al Mazzini di Teramo. Non c’è stato tempo, perché Noemi, oltre 3,300 chilogrammi, è arrivata, urlando, rivendicando la sua vita, la sua scelta di nascere in quel reparto del San Liberatore di Atri, riattivato per l’occasione da un preparatissimo staff medico, in quel complesso di ostetricia e ginecologia che il piano di riorganizzazione sanitaria della Regione ha fatto chiudere lo scorso primo novembre. Scelta discutibile, oggi più che mai. Ce lo ha detto proprio Noemi.

I genitori della piccola, mamma Enrica e papà Ernesto, sono di Pineto. Appena 10 chilometri dalla struttura sanitaria atriana, epicentro per la vallata del Fino, in grado di dare assistenza ad una comunità di più di 50mila anime, che si sviluppa su un territorio piuttosto complesso.

Il caso di Noemi sarà probabilmente isolato, forse resterà unico? Chi lo sa. Ma una cosa è certa: il reparto neonatale del San Liberatore non andava chiuso. L’ospedale di Pescara non è “epicentrico” per la vallata del Fino, Pineto e Silvi comprese. Stesso discorso vale per il Mazzini di Teramo. Per non parlare poi del Val Vibrata di Sant’Omero.

Discutibile anche la nota della Asl di Teramo. “Avrebbe dovuto chiamare il 118 per essere trasportata all’ospedale più vicino dotato di punto nascita”. Come se Noemi potesse scegliersi il momento più adatto per emettere i primi vagiti e soprattutto dove lanciare il suo primo urlo, il suo primo respiro dopo i 9 mesi nel grembo materno.

Non è che probabilmente il punto neonatale del San Liberatore di Atri era meglio lasciarlo operativo? Il ricorso al Consiglio di Stato del comitato “Giù le mani dal San Liberatore” e dell’amministrazione comunale della città ducale potrebbe scrivere un nuovo capitolo sull’intera vicenda. Intanto Noemi ha fatto in modo che si aprisse una riflessione.

Lino Nazionale