Una giornata al parco giochi tra padre e figlia. Un giorno nella vita dei tuoi dati

Racconto della giornata tipo di un padre che accompagna la figlia al parco da un punto di vista della privacy

John vuole passare una giornata al parco con la figlia.

John e la figlia di sette anni, Emma, trascorreranno la giornata insieme. Al mattino, John usa il computer per controllare il meteo e leggere le notizie, e apre un’app di mappe sullo smartphone per dare un’occhiata al traffico previsto nel tragitto verso il parco giochi vicino alla scuola della bambina. Una volta in auto, diverse app sul suo telefono raccolgono e tracciano periodicamente i dati sulla posizione in background. Chi ha sviluppato le app estrae queste informazioni dal dispositivo e le vende a una serie imprecisata di rivenditori di dati di cui John non ha mai sentito parlare. I dati di localizzazione sono formalmente anonimi, ma il tracciamento utente permette ai rivenditori di dati di associare la cronologia della posizione di John in queste app alle informazioni raccolte dalle altre app che ha usato. In pratica, ora le informazioni raccolte da app e fonti diverse sono a disposizione di chiunque le voglia acquistare, e potrebbero essere usate dalle aziende per creare un profilo completo di John con tutti i dettagli sui suoi spostamenti quotidiani.

Emma gioca sul tablet mentre vanno al parco.

Nel tragitto verso il parco, John lascia che la figlia usi il tablet per giocare. Appena Emma apre un gioco, vede la pubblicità di un monopattino. Questo non è un caso: nei millisecondi in cui si è caricata l’app, c’è stata un’asta per quello spazio pubblicitario. Tramite intermediari, le agenzie pubblicitarie che lavorano per conto dell’azienda di monopattini hanno saputo dello spazio disponibile. Quindi, usando i dati personali raccolti su John e Emma, hanno fatto un’offerta per aggiudicarselo. I partner pubblicitari dell’azienda di monopattini continuano a raccogliere informazioni sul comportamento di John e Emma dopo la visualizzazione dell’annuncio, per determinare se l’hanno cliccato o se hanno acquistato il monopattino. E continueranno a pubblicizzare quel prodotto a John e Emma in ogni modo possibile, seguendo le loro tracce mentre usano app e siti web su tutti i dispositivi di John

John e Emma si fanno un selfie al parco

Più tardi, mentre sono al parco, John e Emma si fanno un selfie. Provano un’app di filtri e aggiungono delle orecchie da coniglio alla foto. L’app di filtri, però, oltre a quel selfie è in grado di accedere anche a tutte le foto sul dispositivo e ai metadati associati. Poi, John pubblica la foto nell’app di un social network. L’app collega l’attività online di John a una miriade di dati raccolti da altre app, come informazioni demografiche e sulle sue abitudini di acquisto, utilizzando un indirizzo email, un numero di telefono o un identificatore pubblicitario

Un salto in gelateria prima di rientrare

Mentre tornano a casa, John e Emma si fermano a prendere un gelato. John paga con la carta di credito, e al profilo delle sue preferenze si aggiungono altre informazioni: l’indirizzo della gelateria e quanto ha speso. Una delle app che registra la posizione di John è in grado di rilevare che lui e Emma hanno anche fatto tappa in un negozio di giocattoli. Le informazioni sui posti in cui hanno fatto acquisti durante la giornata vengono trasmesse ai rivenditori di dati, che li combinano con quello che già sanno di John (il fatto che ha una bambina) per tempestare il suo dispositivo di pubblicità personalizzate di dolci e caramelle e annunci del negozio di giocattoli appena visitato

Alla fine della giornata, svariate aziende di tutto il mondo, con cui John non ha mai interagito, hanno aggiornato i loro profili con informazioni su di lui e su sua figlia.

Queste aziende sanno dove i due abitano e che parco frequentano, e sanno anche quali siti di informazione hanno letto, che prodotti hanno cercato, che pubblicità hanno guardato, quali sono le loro abitudini di acquisto e i negozi che hanno visitato.

Questi dati sono stati raccolti e tracciati dalle diverse app che John e la figlia hanno usato durante la giornata, nonché da altre fonti. Tutto questo senza che John sapesse quanti dati venivano raccolti, senza che avesse il pieno controllo sulla loro condivisione, e senza che potesse dare o negare consapevolmente il suo consenso.

E mentre John e Emma usano un’app sulla smart TV per cercare un film da guardare in serata, il ciclo di tracciamento, scambio di dati, aste e retargeting continua senza sosta.

Il racconto è stato pubblicato sul sito di apple per pubblicizzare alcuni suoi prodotti (a questo indirizzo la versione integrale) e ci deve far riflettere sulla quantità di dati che inconsapevolmente cediamo a società terze durante la nostra giornata, che li utilizzano per scopi che non conosciamo e che comunque non abbiamo autorizzato.

La migliore arma di difesa sta nella consapevolezza degli utenti che devono limitare ove possibile, la quantità di dati e le autorizzazioni concesse alle app installate (ad esempio per l’utilizzo della posizione, per l’accesso alle immagini, al microfono o alla rubrica), soprattutto su devices utilizzati da minori.

Sul sito del garante privacy si trovano molte schede informative che ci aiutano a difendere i nostri diritti.

Avv. Luca Iadecola

Consulente privacy, Dpo