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Teramo, screening scolastico: le proteste di genitori e Partito Democratico

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 6 Gennaio 2022 @ 15:37

Le famiglie dei bambini e delle bambine della scuola dell’infanzia de Albentiis di Teramo hanno inviato una lettera oggi alle istituzioni regionali, sanitarie e locali. Un documento nel quale si rimarca il disappunto per la mancata predisposizione dello screening in vista della ripresa dell’attività scolastica del 10 gennaio prossimo.

“Una scelta che appare incomprensibile e discriminatoria – hanno scritto – Le bambine e i bambini esclusi dallo screening, come noto, non utilizzano dispositivi di protezione individuali; per via dell’età (3/5 anni) non è possibile imporre il distanziamento personale né evitare contatti stretti nell’ambiente scolastico con insegnanti e collaboratori che si occupano di loro per svariate ore al giorno. Ci appare grave la scelta di escludere questa fascia di popolazione scolastica dallo screening. Una scelta che incomprensibilmente ricade proprio sulla parte più fragile della società, quella che più va tutelata per i motivi esposti e che è oggi ancora tenuta fuori dalla campagna vaccinale. I bambini e le bambine che frequentano la scuola dell’infanzia godono forse di meno diritti dei loro fratelli maggiori? E sulla base di quale assunto? In una società equa non si tutelano prima i più fragili, i più esposti e indifesi, proprio come il nostro Paese ha scelto di fare avviando a suo tempo la campagna vaccinale? Oppure dobbiamo pensare, come purtroppo spesso accade nella nostra società, che i bambini e le bambine sono parte marginale e secondaria nelle agende politiche? E se lo screening per questa fascia di età non è contemplato, perché le scuole dell’infanzia sono rimaste chiuse il 7 e 8 gennaio come le altre? Questo appare lesivo del diritto all’istruzione dei nostri figli. Nella scuola dell’infanzia, lo ricordiamo per i meno avvezzi, non è possibile svolgere la Dad. Nella scuola dell’infanzia ci sono bambine e bambini fragili; insegnanti fragili; collaboratori fragili. Soggetti a rischio o che convivono con famigliari a rischio. Un focolaio, come in passato accaduto purtroppo in molte strutture, può sorgere anche in una scuola dell’infanzia. La scelta adottata, che neppure la scarsità di tamponi a disposizione può giustificare, ci ferisce come genitori e come cittadini. Molte famiglie, come troppo spesso accade, si organizzeranno in modo autonomo ricorrendo ai tamponi a pagamento per poter tutelare la comunità scolastica nella quale il 10 gennaio i figli rientreranno. Ma di nuovo si consumerà una discriminazione”.

Il Partito Democratico. “Se già nei giorni scorsi i cittadini lamentavano disagi per le lunghe file negli hub vaccinali, difficoltà nelle prenotazioni delle terze dosi, delle prime vaccinazioni dei bambini dai 5 agli 11 anni e infinite attese per gli esiti dei tamponi molecolari, a far saltare il banco è stata, durante la riunione di coordinamento tenutasi il 4 gennaio, la notizia data ai sindaci dal Governo regionale circa l’organizzazione dello screening agli studenti – a dirlo il segretario provinciale, Piergiorgio Possenti – Sulla carta la Regione Abruzzo, con Ordinanza del Presidente, ha deciso di affidare alla Asl l’effettuazione dei tamponi a tutta la popolazione scolastica di “ogni ordine e grado” su tutto il territorio regionale. Di fatto, a soli tre giorni da quelli previsti per lo screening ha chiesto ai Sindaci, durante il tavolo di coordinamento, di farsi carico della logistica e di tutta l’organizzazione dell’operazione, compreso il reperimento del personale amministrativo e sanitario. Ad aggravare la situazione, contrariamente a quanto contenuto nell’Ordinanza, scarseggiando evidentemente i tamponi sia nasali che salivari che la Regione avrebbe dovuto reperire, è ciò che implicitamente la Governance regionale ha imposto alle Aziende Sanitarie Locali, ovvero di tagliare fuori dallo screening tutta la fascia dei bambini dell’infanzia e il personale scolastico. Una scelta assolutamente non condivisibile alla luce dell’alto rischio di contagio della popolazione scolastica più giovane, tenuto conto di quanto previsto sia dal Decreto Festività sia dalla stessa Ordinanza del Presidente Marsilio. È chiaro che ancora una volta nella gestione della pandemia, si scaricano sui Sindaci tutte le responsabilità ed emerge con forza l’inadeguatezza e l’improvvisazione dell’attuale Governo regionale. Una riflessione a parte merita poi un’ultima vicenda accaduta nella serata di ieri: in questo clima di estrema difficoltà da parte dei sindaci e di fatica a portare avanti quanto deciso al tavolo di coordinamento di Comuni, Provincia, Regione e Asl, un primo cittadino, nonché presidente della Provincia, che dovrebbe essere garante del rispetto degli accordi presi, annuncia sui social che nel proprio Comune distribuirà tamponi salivari a tutti i bambini dell’infanzia. Un fatto che riteniamo grave, non solo perché gli studenti dell’intero territorio provinciale hanno il medesimo diritto di essere tutelati e di godere un ritorno in presenza sicuro, ma anche e soprattutto in considerazione del duplice ruolo istituzionale ricoperto da Diego Di Bonaventura che di fatto, con il proprio atteggiamento, sceglie deliberatamente di mancare di rispetto alle indicazioni che lui stesso ha dato, mettendo in difficoltà i suoi colleghi sindaci di fronte ai propri cittadini”.

Infine, la Consulta Teramo, “ritiene fondamentale la più ampia partecipazione degli studenti allo screening e per questo ha richiesto che gli studenti degli istituti superiori possano partecipare alla campagna di screening nei propri comuni di residenza, contrariamente a quanto è previsto dall’abituale organizzazione”.

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