martedì, Febbraio 7, 2023
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Atri, la palestra della scuola crollata da quasi 4 anni

Atri. Sembra ieri, eppure sono passati già ben 3 anni e 7 mesi da quel febbraio 2012 in cui il tetto della palestra della Scuola Elementare di Atri crollò durante una nevicata: un’eternità dal punto di vista amministrativo, un cospicuo lasso di tempo che non ha cancellato in tutti i cittadini i ricordi di quei giorni, ma in cui nulla è stato fatto per il ripristino e si sono via via formate sempre più nubi tra silenzi, imprecisioni, mancanze, paradossi e misteri nella gestione della questione da parte indistintamente della prima e della seconda Giunta Astolfi.

A distanza di 3 ani e 7 mesi siamo ancora qui a parlarne, sperando che presto si faccia piena luce, e per questo riepiloghiamo l’intera vicenda. Erano i primi giorni di febbraio 2012 e, durante una forte nevicata, il tetto della palestra della Scuola Elementare di Atri utilizzata sia dai bambini per le ore di Educazione Fisica che dalla locale squadra di pallavolo per allenamenti e partite crollò improvvisamente; non si sa il momento preciso in cui avvenne ma si può stabilire un intervallo temporale del disastro in quanto la squadra di pallavolo tenne il suo ultimo allenamento la sera di giovedì 9 febbraio 2012 e si accorse dell’accaduto lunedì 13 febbraio 2012 nel momento in cui si apprestava a tornare a svolgere le proprie attività. Già qui la prima incongruenza e il primo mistero : come mai all’epoca, l’allora nonché attuale Assessore allo Sport del Comune di Atri Umberto Italiani, dichiarò alla stampa che “fortunatamente si era evitato il peggio visto che la palestra era già chiusa per l’emergenza neve”, e invece la realtà dei fatti mostrerebbe che la chiusura degli impianti sportivi avvenne tramite Ordinanza Sindacale solo tre giorni dopo la scoperta del crollo, e tra gli impianti chiusi tra l’altro non fu compresa la predetta palestra? L’Assessore Italiani dichiarò inoltre che i lavori di ripristino sarebbero rientrati nel conto complessivo dell’emergenza neve, cosa in realtà non avvenuta.

Già nei giorni immediatamente successivi al crollo, scrivendo al Comune di Atri, per chiedere come mai non si fosse provveduto immediatamente ad una copertura, seppur provvisoria, del parquet della palestra onde evitare ulteriori danni allo stesso derivanti dalle intemperie atmosferiche e, inoltre, se fossero stati avviate le dovute verifiche per accertare il giusto svolgimento dei lavori di costruzione della palestra e dei lavori di impermeabilizzazione del tetto avvenuti solo due anni prima a causa di infiltrazioni nonché la possibilità di verificare la giustezza delle relazioni di collaudo e agibilità della palestra; dopo un mese e mezzo, nell’aprile 2012, l’allora Assessore ai Lavori Pubblici Francesco Filiani ha dichiarato che era stato nominato un tecnico esperto per accertare le cause del crollo e l’entità dei danni per poter procedere al recupero della palestra, nessun accenno però ad una copertura precauzionale del parquet.

Un anno e 4 mesi dopo, nel giugno 2013, ancora in attesa dell’esito della perizia per verificare cause del crollo ed entità dei danni (affidata all’Ingegner Tito Rocci), l’Amministrazione Comunale di Atri approva una Delibera di Giunta contenente un progetto preliminare redatto dall’Ufficio Tecnico del Comune stesso per l’importo di 100mila euro al fine di ristrutturare la copertura della palestra grazie a un Bando nazionale; la richiesta di finanziamento non fu accolta e da allora null’altro è stato fatto per provare a ristrutturare la palestra.

Infine, ben due anni dopo l‘affidamento, l’Ingegner Rocci consegna la sua perizia, che pur fornendo nuovi elementi lascia ancora qualche alone di mistero; per esempio, come mai nella sua relazione l’Ingegnere non cita assolutamente i lavori avvenuti solo due anni di prima quasi non fossero mai avvenuti? Inoltre, lo stesso Ingegnere, giunge alla conclusione che il tetto della palestra è crollato senza ombra di dubbio perché la neve caduta in quel periodo sarebbe stata “ particolarmente bagnata” e quindi più pesante provocando un sovraccarico, sottolineando che questo può avvenire quando la pioggia segua la caduta della neve. L’Ingegnere quindi, che non è residente ad Atri, sembrerebbe ricordare senza ombra di dubbio che prima del crollo del tetto della palestra (avvenuto ricordiamo tra il 9 febbraio 2012 e il 13 febbraio 2012), e successivamente alla nevicata, avrebbe piovuto tanto da appesantire la neve. Ciò cozza con i ricordi degli atriani, che dicono che nei giorni in cui sarebbe avvenuto il crollo dai cieli continuava ancora a cadere solo neve come nei giorni precedenti, ricordi supportati dall’Ordinanza Sindacale di chiusura degli impianti sportivi, nella quale lo stesso Sindaco Astolfi afferma che la neve era iniziata a cadere nella mattinata del 3 febbraio e che da quel giorno visto il perdurare delle avverse condizioni meteo era partita la macchina organizzativa per la gestione delle emergenze unitamente a Protezione Civile, Unitalsi e Croce Rossa fino ad essere costretti a dichiarare lo stato di calamità naturale con Delibera di Giunta il 12 febbraio; per chiarire i dubbi, basterà verificare presso gli archivi degli Enti che si occupano di meteorologia se in quei giorni ad Atri avvennero solo precipitazioni nevose o anche piovose.

Nelle sue conclusioni l’Ingegnere precisa che il costo del ripristino del tetto crollato ammonteranno ad almeno 120mila euro ma che, dato che il pavimento in parquet è rimasto esposto alle intemperie diventando inutilizzabile, così come l’impianto elettrico e di illuminazione oltre che del degrado generale che nel frattempo sarebbe intervenuto, i costi totali che avrebbe raggiunto il danno oscillerebbero tra i 300mila e i 350mila euro, cioè circa 150-200mila euro di danni in più (escludendo naturalmente gli ulteriori costi per il ripristino di spogliatoi, gradinate e vie d’uscita) dovuti ad oltre due anni di incuria e di mancati interventi di protezione della struttura danneggiata. Chi è responsabile di questa incuria? Se si accertasse la responsabilità di qualcuno, sarebbe giusto che paghino i cittadini con le loro tasse al posto suo?

Ora dopo 15 mesi dalla perizia dell’Ingegnere, visitando la palestra della Scuola Elementare di Atri (la Direttrice, ha permesso la visita dell’area senza però acconsentire alla diffusione delle foto) si scopre che nulla è stato fatto nel frattempo, l’area è completamente abbandonata a sè stessa col parquet ancora scoperto e ormai definitivamente da buttare, pezzi di tetto rimasti ancora penzolanti attaccati alla parte dello stesso non crollata, un degrado disarmate e scioccante.

La Direttrice fa il possibile per garantire la qualità dell’istruzione che è effettivamente alta e ha rassicurato sul fatto che anche le ore di Educazione Fisica non sono state sottratte agli alunni in quanto le stesse sono svolte nel Centro Turistico Integrato distante pochi chilometri, che è l’unica struttura attualmente disponibile ad Atri; perdendo però 10-20 minuti per gli spostamenti di andata e ritorno. C’è inoltre da considerare il costo che si ha per gli spostamenti dei pulmini, così come quello per l’utilizzo del Centro Turistico che è sì di proprietà comunale ma attualmente dato in gestione a un privato.

Una situazione paradossale, dove il Comune deve pagare qualche migliaio di euro annuo per far svolgere attività fisica agli alunni della Scuola Elementare in una propria struttura, riversando chiaramente i costi sulle tasse pagate dai cittadini, e così sarà fin quando la palestra non verrà aggiustata.

In conclusione, nella sua perizia, l’Ingegnere preoccupantemente afferma che “Ai fini sismici vano inoltre attentamente valutati in particolare i collegamenti esistenti tra la scuola e la palestra”; si spera fortemente che Atri non venga colpita a breve da forti terremoti così come già avvenuto in epoche passate, inoltre non si conoscono se eventuali problemi alla struttura della scuola possano essere provocati anche da una prolungata mancata ristrutturazione della palestra. La direttrice al riguardo ha riferito che un altro ingegnere, incaricato della ristrutturazione, che avverrà per il resto della scuola stessa (ma non della palestra) ha assicurato che invece non vi è nessun rischio.

Quale dei due ingegneri avrà ragione? Speriamo di non doverlo scoprire solo dopo una tragedia su cui piangere, per non rischiare forse sarebbe meglio provvedere al più presto alla ristrutturazione della palestra da troppo tempo ormai rimandata.

Roberto Marchione

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