Omicidio Rigante, la Cassazione: non ci fu premeditazione da parte di Ciarelli

Pescara. La Corte di Cassazione ha confermato la volontarietà, ma ha annullato l’aggravante della premeditazione, rinviando alla Corte d’Assise d’Appello di Perugia per la rideterminazione della pena a carico di Massimo Ciarelli, riconosciuto colpevole dell’omicidio di Domenico Rigante, il 24enne ultrà del Pescara ucciso con un colpo di pistola la notte del primo maggio 2012 in un appartamento della città adriatica.

Pene confermate, invece, per i complici Luigi Ciarelli, condannato a 16 anni di reclusione, e per Domenico, Angelo e Antonio Ciarelli, condannati a 13 anni di carcere ciascuno, tutti per omicidio volontario. Massimo Ciarelli, sia in primo che in secondo grado, era stato condannato a 30 anni di reclusione per omicidio volontario plurimo con l’aggravante della premeditazione.