G8 a L’Aquila: Bertolaso e Borrelli assolti dalla Corte dei Conti dopo 8 anni

“Ci sono voluti più di otto anni per stabilire che lo spostamento del G8 dalla Maddalena all’Aquila, deciso dopo il terremoto che nel 2009 ha colpito l’Abruzzo, non ha causato danni alle finanze dello Stato.

 

E che, per questa ragione, non ci sono responsabilità dell’allora capo della Protezione civile Guido Bertolaso e del suo fidato collaboratore Angelo Borrelli (capo del Dipartimento fino a qualche settimana fa, prima dell’avvento di Fabrizio Curcio), fautori dell’operazione”. Lo ha stabilito la sezione giurisdizionale del Lazio della Corte dei Conti lo scorso 31 marzo. Come si legge sull’edizione odierna de Il Messaggero nell’articolo a firma di Stefano Dascoli. “Anche questa vicenda giudiziaria – commenta Bertolaso sul quotidiano – come le altre che mi hanno riguardato e che si sono concluse nello stesso identico modo, non doveva neppure iniziare.

 

Non solo non vi è stato alcun danno all’Erario, ma è emerso in tutta evidenza come avessi voluto tutelare il bene comune e sia stato legittimo e conforme agli interessi dello Stato, al punto che la Corte ha voluto riconoscermi un indennizzo economico per gli otto anni di gogna mediatica”. La Corte, presieduta da Antonio Ciaramella, ha liquidato 7 mila euro a testa per le spese di difesa. La decisione arriva 8 anni dopo la citazione della Procura regionale della Corte dei Conti, per fatti risalenti a 12 anni fa e a fronte di un lodo arbitrale sottoscritto nel 2014 che aveva chiuso il contenzioso, ma che era stato impugnato. La vicenda ruota attorno alla concessione alla Mita Resort Srl del complesso di aree demaniali sull’isola della Maddalena, dove nel 2009 si sarebbe dovuto tenere il vertice del G8. All’origine del caso un affidamento trentennale per gestire ricettività alberghiera, porto turistico, ex Arsenale ed ex ospedale militare.

 

Il 23 aprile 2009 il Consiglio dei ministri, presieduto da Berlusconi, decide di spostare il G8 nelle aree colpite dal sisma del 6. “Con Mita si rinegoziano i rapporti: 40 anni di concessione a fronte di 31 milioni di una tantum e non più 41”. La Corte dei Conti ipotizza due danni erariali: il primo derivante dal ribasso, il secondo, in capo al solo Bertolaso, dalla mancata redditività degli investimenti effettuati nell’aggiudicazione del complesso dell’ex Arsenale, quantificandola in più di 16 milioni. “Accuse cadute: con la transazione la Mita ha avuto 21 milioni per le spese sostenute e la Regione Sardegna è tornata in possesso del compendio”.