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Stuprò universitaria a L’Aquila, sostituto procuratore chiede conferma condanna a 8 anni

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 2 Novembre 2017 @ 17:12

Roma. Il sostituto procuratore generale della terza sezione penale della Cassazione, Pietro Gaeta, ha chiesto oggi la conferma della condanna a otto anni di reclusione inflitta dalla Corte d’Appello dell’Aquila, il 6 dicembre del 2013, nei confronti dell’ex militare irpino Francesco Tuccia accusato di aver violentato una studentessa universitaria laziale che frequentava l’università nel capoluogo abruzzese.

I fatti risalgono alla notte tra l’11 e il 12 febbraio del 2011 quando il giovane era di stanza a L’Aquila. Il suo arresto avvenne una decina di giorni dopo. La sentenza è attesa in serata. L’episodio si consumò all’esterno di una discoteca di Pizzoli  dove, come fu ricostruito in appello, la giovane fu stuprata “con inaudita violenza” e abbandonata dietro un cumulo di neve all’esterno del locale quando la temperatura era di 14 gradi sotto lo zero.

A salvarla dal dissanguamento e dal freddo fu il tempestivo intervento degli addetti alla sicurezza della discoteca che allertarono il 118 e bloccarono il militare mentre tentava di andare via in auto in compagnia di amici.

In primo grado, il 31 gennaio 2012, il pm David Mancini chiese la condanna a 14 anni di reclusione contestando al giovane anche il reato di tentato omicidio, ma il collegio non fu della stessa opinione e condannò il giovane, oggi 25enne, a 8 anni. Per il pg “è’ ineccepibile la motivazione della sentenza di condanna emessa in questo processo per una violenza sessuale nella quale la vittima è stata in condizioni di totale assoggettamento e ha subito pratiche sessuali del tutto anomale e gravi”.

La studentessa riportò lesioni gravi e, dopo un immediato intervento chirurgico, rimase ricoverata in ospedale per circa un mese. Gli avvocati dell’ex militare hanno sempre evidenziato la consensualità della ragazza ad avere un rapporto sessuale.

Ma la studentessa aveva bevuto parecchio tanto che in discoteca barcollava e si trovava in uno stato di incoscienza, come risultò dalle testimonianze raccolte. Viceversa l’imputato era sobrio e dopo la violenza pronto a fuggire. Secondo il pg la sentenza d’appello ha “correttamente” escluso in favore di Tuccia le attenuanti generiche e ha invece “riconosciuto l’aggravante della crudeltà”.

In aula ci sono diverse rappresentanti del Centro antiviolenza dell’Aquila, costituitosi parte civile, famigliari e amici della studentessa, oltre ad alcuni congiunti dell’imputato.

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