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Chieti, Confcommercio dice no all’impianto di estrazione del gas della Forest Oil

Ultimo Aggiornamento: domenica, 29 Ottobre 2017 @ 15:21

corso_marrucinoChieti. “L’impianto di estrazione del gas della Forest Oil è incompatibile con il territorio di Bomba. Gli enti locali non possono ignorare la nostra posizione su cui convergono amministrazioni locali e tante associazioni ambientaliste”.

Confcommercio torna ad esprimere con forza la propria contrarietà sulla paventata realizzazione di un impianto di estrazione e raffinazione del gas naturale in Val di Sangro a marchio Forest Oil. Non convincono affatto le rassicurazioni avanzate a più riprese dalla società che tende a minimizzare sia i rischi per la salute, scatenati dalle inevitabili emissioni in atmosfera di sostanze nocive, che i pericoli legati all’elevato dissesto idrogeologico della zona. Viene negato, di conseguenza, anche il possibile abbassamento del suolo nei pressi del bacino lacustre sostenuto, ricordiamolo, da una diga in terra battuta e non in cemento.

“E’ indiscutibile l’impatto negativo complessivo che questa opera porterà nella zona di Bomba. La costruzione di cinque pozzi di estrazione del gas, di un impianto di desolforazione, di nuove strade in un territorio che ha bisogno invece di ristrutturare e riqualificare il tessuto viario già esistente, la presenza di automezzi pesanti e la realizzazione di oltre 7 chilometri di gasdotto mal si sposano – afferma Angelo Allegrino, presidente provinciale Confcommercio Chieti – con un comprensorio a totale vocazione naturale e turistica”.

La Confcommercio è sempre stata contraria al progetto di estrazione del gas a Bomba. Già nel 2010 l’associazione di categoria ha inviato alla Regione Abruzzo, Ufficio Valutazione di Impatto Ambientale, osservazioni puntuali in merito alla richiesta di concessione di coltivazione di gas della società Forest Oil. In tempi non sospetti Confcommercio aveva messo in evidenza le incompatibilità del territorio con quelle di un impianto per l’estrazione e trattamento di gas. “Gli Enti che devono prendere la decisione di approvare o meno il progetto non possono non tenere conto della contrarietà non solo della Confcommercio – riprende Allegrino – ma dell’intero tessuto sociale della zona a cui si sono aggiunti anche l’amministrazione provinciale di Chieti, venti Comuni e numerose associazioni culturali ed ambientaliste. Il comprensorio del lago di Bomba ha già scelto lo sviluppo che desidera: un turismo eco-compatibile con la valorizzazione del bacino lacustre e della crescita delle attività di servizi e di accoglienza turistica.” Poi un appello accorato rivolto alla Regione Abruzzo e alla Provincia di Chieti. “Questi enti devono impegnarsi affinché il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Chieti (P.T.C.P.), che inserisce la zona di Bomba come seconda area per interesse turistico della Provincia di Chieti per quanto riguarda il turismo montano, venga attuato – dice Allegrino – e che tutte le risorse pubbliche e private si concentrino sullo sviluppo turistico dell’area con il miglioramento del sistema viario esistente e con l’incentivazione alle imprese che vogliano realizzare servizi legati al turismo della valle”.

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