PAESE DEI LUPI ABRUZZO – Di notte il silenzio qui non è mai completo. Arriva il vento dalle montagne, si muovono gli alberi e, qualche volta, in lontananza si sente ancora un ululato. Non spaventa nessuno. Anzi, in questo piccolo angolo d’Abruzzo il lupo non è mai stato considerato un intruso.
C’è un borgo nascosto tra le montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dove gli abitanti convivono da generazioni con la fauna selvatica. Un posto fatto di boschi fitti, strade che attraversano vallate verdi e case in pietra aggrappate alla montagna. Qui la natura non è una cartolina costruita per i turisti: è parte della vita quotidiana.
Eppure proprio questo luogo, nelle ultime settimane, è finito improvvisamente al centro dell’attenzione nazionale dopo la morte di quasi venti lupi avvelenati con bocconi contaminati da pesticidi. Un episodio che ha scosso l’intero Abruzzo e acceso fortissime polemiche sul rapporto tra uomo e animali selvatici.
Mentre sui social cresceva la rabbia e qualcuno parlava perfino di boicottaggio turistico contro il territorio abruzzese, questo piccolo borgo ha scelto una strada completamente diversa. Nessuno slogan aggressivo. Nessuna guerra ideologica. Solo una parola: convivenza.
Siamo ad Aschi, frazione di Ortona dei Marsi, nella Valle del Giovenco, uno degli angoli più autentici e meno conosciuti dell’Abruzzo interno. Qui, a oltre 1.100 metri di altitudine, il Consiglio comunale ha approvato ufficialmente la nuova denominazione di “Paese dei Lupi”, trasformando un legame storico con questi animali in un simbolo identitario riconosciuto.
La scelta arriva proprio nel momento più delicato per il territorio, dopo la strage dei lupi che ha colpito il Parco Nazionale d’Abruzzo e che resta ancora sotto osservazione da parte delle autorità ambientali e investigative. Ma ad Aschi il clima è diverso da quello che si potrebbe immaginare. Gli abitanti raccontano i lupi come una presenza antica, quasi familiare. Gli ululati fanno parte delle notti di montagna e molti residenti spiegano di essere cresciuti ascoltando storie tramandate da nonni e genitori sul rispetto degli equilibri naturali.
Il sindaco Giuseppe Buccella ha parlato apertamente di “convivenza pacifica”, spiegando che il lupo qui non viene percepito come il principale problema per chi vive in montagna. Le difficoltà più concrete, raccontano dal territorio, riguardano soprattutto cinghiali e cervi, responsabili di danni continui alle coltivazioni e agli orti delle comunità montane.
Negli ultimi anni sempre più viaggiatori stanno cercando luoghi autentici, lontani dal turismo veloce e dalle mete troppo affollate. Aschi e tutta la zona di Ortona dei Marsi sembrano rispondere perfettamente a questa esigenza. Qui il tempo rallenta davvero. Si cammina tra sentieri immersi nei boschi, si attraversano vallate silenziose e si incontrano scorci che sembrano rimasti fermi nel tempo.
La zona è perfetta per chi ama il turismo naturalistico, il trekking e l’osservazione della fauna selvatica. Non è raro imbattersi in cervi, rapaci o tracce lasciate dai lupi lungo i percorsi del Parco Nazionale. Ortona dei Marsi, di cui Aschi è frazione, è considerato uno dei punti più suggestivi della Valle del Giovenco ed è circondato da montagne che superano i 1.700 metri di altitudine.
Il borgo conserva ancora un’atmosfera antica fatta di vicoli stretti, pietra, silenzio e panorami enormi. Qui il turismo non è ancora diventato massa e proprio questo rappresenta oggi uno dei suoi punti di forza. Molti visitatori arrivano per vivere un’esperienza diversa: svegliarsi nel silenzio della montagna, respirare aria fresca anche in piena estate e riscoprire un rapporto diretto con la natura.
Negli ultimi giorni il nome di Aschi è diventato virale proprio per quella scelta simbolica di trasformarsi ufficialmente nel “Paese dei Lupi”. Una decisione che sta incuriosendo viaggiatori, fotografi naturalisti e appassionati di escursioni provenienti da tutta Italia. Forse perché in un momento in cui il rapporto tra uomo e natura sembra sempre più fragile, questo piccolo borgo abruzzese continua a raccontare qualcosa che altrove si sta perdendo: l’idea che convivere sia ancora possibile.