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Dio di Misericordia: la pastorale del vescovo Michele Seccia

E’ appena uscita dalle stampe la nuova Lettera Pastorale del Vescovo di Teramo-Atri, Michele Seccia, dal titolo “Dio di Misericordia. Per un cammino comune nell’Anno Giubilare”.

 

 

Come si può evincere dal titolo, con questa Lettera pastorale, il Vescovo Seccia ha voluto tracciare un cammino per la nostra Diocesi, per rispondere alle attese di questo Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco. A tal fine, interroga ciascuno di noi (e se stesso) e chiede se “abbiamo il coraggio di esserci… di impegnarci sino in fondo nel cammino della misericordia”, “Perché i luoghi del nostro vivere quotidiano attendono una risposta forte, capace di lasciare il segno”.

 

 
Il Vescovo non si sottrae alla risposta personale e annuncia per se stesso l’apertura al nuovo: “E’ mio desiderio aprire nuove strade per l’annuncio del Vangelo nella riscoperta delle cinque vie della Chiesa particolare che mi è stata affidata. E’ tempo di cambiare rotta, di aprire le porte della Cattedrale per dirigermi verso le periferie”.
La Lettera Pastorale ripercorre, con continui richiami, la “Misericordiae vultus” di Papa Francesco, ovvero la “Bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia”, che costituisce il fondamentale documento teologico-pastorale del camino giubilare. Perché, dunque, la Misericordia? Perché “La Misericordia è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita”. Essa è anche l’architrave che sorregge la vita della Chiesa. La Misericordia viene da Dio, nella storia e nell’eternità l’uomo sarà sempre sotto lo sguardo misericordioso del Padre. Papa Francesco definisce la misericordia come la via che unisce Dio all’uomo. Per questo “Come è misericordioso Lui, così siamo chiamati ad essere misericordiosi noi, gli uni verso gli altri”.

 
La Misericordia – ci ricorda Seccia, in un’ottica di ritorno – esige concreti gesti di misericordia, essi “Devono trasfigurarsi in un impegno concreto nelle relazioni famigliari e amicali; nei luoghi di lavoro e di svago; nelle comunità parrocchiali e in tutti i luoghi del nostro abitare”. Come dire che la misericordia deve tradursi in “opere”, opere di misericordia corporali e spirituali. La Diocesi di Teramo-Atri è molto impegnata su questi fronti con opere e istituzioni che realizzano la “fantasia della carità”. In questo tempo in cui la Chiesa “peccatrice e terrestre” sembra prevalere su quella “santa e celeste”, la nostra testimonianza di fedeli in Cristo deve parlare attraverso le opere.
In questo Anno santo, il vescovo invita la comunità a mettersi in cammino, a fare l’esperienza del pellegrinaggio, come segno penitenziale e di conversione, simbolo del cammino di fede. Varcare la porta della Misericordia (che sia la chiesa giubilare stabilita, la cella del carcere o la camera dell’ospedale) vuol dire accogliere la Misericordia di Dio (confessione…acquisto delle indulgenze), ma Dio vuole che ciascuno di noi possa fare altrettanto con gli altri, usando misericordia . “Senza la testimonianza del perdono- scrive Papa Francesco – rimane solo una vita infeconda e sterile, come se si vivesse in un deserto desolato”.
“Dal modo come vivremo questo tempo – conclude Mons. Seccia – dipenderà la possibilità di dare un volto nuovo alle nostre comunità: dalla famiglia, alla parrocchia, all’associazione, al movimento ed anche al gruppo di amici”. Dipenderà da ciascuno di noi.