Ancora cause per morti da amianto: condannato l’Inps a risarcire la vedova

La Corte d’Appello dell’Aquila ha condannato l’Inps al riconoscimento delle maggiorazioni amianto e alla ricostruzione della posizione contributiva di Luigi Vitullo, un uomo della provincia di Chieti che è morto all’età di 54 anni a causa di una mesotelioma pleurico epitelioide determinata dall’esposizione professionale alla fibra di amianto.

Nel corso dell’istruttoria, infatti, le perizie tecniche-ambientali effettuate dal consulente tecnico d’ufficio (Ctu) hanno confermato con chiarezza come l’operaio, che dal 1976 al 1987 ha prestato servizio in diverse aziende nella provincia di Chieti, durante le proprie mansioni è stato esposto in modo diretto e indiretto alle polveri e alle fibre di amianto.

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Una nuova causa per esposizione all’amianto da parte di un lavoratore – abruzzo.cityrumors.it – Fonte Pixabay

Di qui, l’avvio di una causa per il riconoscimento dei propri diritti, supportata grazie al lavoro dei legali della famiglia di Vitullo, con il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona), Ezio Bonanni.

Le morti da amianto

Come molti altri lavoratori che sono andati incontro alla stessa nefasta sorte, anche Vitullo manipolava le lastre di cemento amianto, soggette a usura e spesso abbandonate nel cantiere. Nonostante il divieto di utilizzo introdotto dalla legge 257/92, l’uomo e i suoi colleghi fino alla metà degli anni ’90 avrebbero fatto uso di strumenti di protezione realizzati proprio in amianto.

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In Italia si muore ancora di amianto per esposizione nei luoghi di lavoro – abruzzo.cityrumors.it – Fonte Pixabay

Gli operati non sarebbero stati adeguatamente informati dei rischi per la salute e le aziende non hanno adottato strumenti di prevenzione tecnica, come aspiratori per le polveri o maschere e tute monouso, con la conseguenza che l’esposizione alle polveri e alle fibre di amianto ha riguardato anche i familiari.

L’esordio della malattia per Vitullo risale a maggio 2015 e nel mese successivo la diagnosi di mesotelioma è stata confermata. L’uomo muore ad Ancona appena un mese dopo, mentre la battaglia giudiziaria ha avuto inizio contro l’Inail, che nel 2019 ha riconosciuto il diritto in via amministrativa.

Dal canto suo, invece, anche dopo il riconoscimento dell’Inail l’Inps ha continuato a negare l’esposizione ad amianto e, dunque, il riconoscimento dei benefici e delle prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto che sarebbero spettati alla vedova, Antonietta Cicchini, che all’epoca della morte del marito aveva 50 anni, costringendo così a una nuova causa.

Durante il nuovo caso, la domanda in primo grado era stata rigettata ma in appello i giudici di seconde cure avevano accolto l’appello. L’Inps è dunque stata condannata al ricalcolo della pensione di indennità con incremento di circa 5.000 euro annui. Alla donna anche il riconoscimento di circa 80.000 euro tra arretrati dell’Inps e quelli dell’Inail.

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