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Terremoto L’Aquila, quando la burocrazia non tiene conto della realtà

L’Aquila. E’ l’altra faccia del terremoto, quella lontana dagli annunci roboanti in tv e sui giornali. E’ una piccola storia, forse comune ad altre, ma che nasconde le difficoltà di chi pensa a dare un futuro ai propri figli e che, inevitabilmente, si deve confrontare con una burocrazia fredda, che ragiona solo in termini numerici. Di seguito pubblichiamo la lettera di Vincenzo Pisegna, poliziotto in pensione.

La lettera. “Mi chiamo Vincenzo Pisegna, sono un pensionato, ex poliziotto. Come tanti residenti della provincia di L’Aquila anch’io ho fatto domanda per la sospensione dell’Irpef per far si che l’economia della provincia non retraesse, perché quei soldi che non mi sono stati tolti sono stati consumati fino all’ultimo centesimo, niente è andato in banca. In banca ci sono andato io pochi giorni fa perché avevo bisogni di soldi per la sistemazione dell’impianto di riscaldamento e per avere una certa somma per l’iscrizione di mio figlio all’università. La mia è una pensione di 1800 euro lordi, il che vuol dire 1500 euro netti al mese. Questo mese avrei dovuto avere il rimborso dell’irpef del 730, circa 580 euro che mi sarebbero serviti per altre cose, assicurazione macchina, legna ecc. Questa mattina mi è arrivata una lettera dall’Inpdap la quale mi comunicava che il ministero delle finanze ha ordinato agli enti erogatori di pensione il rimorso dell’Irpef in sospeso per il terremoto del periodo 1 gennaio 2010-31 luglio 2010. Per tanto mi sono stati trattenuti 600,91 euro e fino all’azzeramento del debito, che ammonta a 2.372,14 euro, mi verranno trattenuti mensilmente la somma e mi lasceranno 921 euro. Questo tutto senza interpellarmi e senza sapere le mie reali esigenze, oltre a quelle descritte c’è un mutuo di 500 euro mensili che non posso non onorare, perché rischierei di dare la mia casa alla banca e mi mancano solo 2 anni e mezzo. Non posso nemmeno dire a mio figlio non ti posso iscrivere all’università, che solo a scrivere mi piange il cuore. Fino a questa mattina ragionavo di politica e mi domandavo come facevano i cassaintegrati o quelli che avevano perso definitivamente il lavoro. Bene, da adesso lo so anch’io. Questo è quello che ha voluto Berlusconi da noi aquilani ricadenti o non nel cratere. Domani andrò negli uffici dell’Inpdap per sperare ad una revisione della restituzione. Non vorrei passare da ex poliziotto a potenziale delinquente!!!!”.