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Carlo Buccirosso in Abruzzo con “Colpo di scena”. L’intervista AUDIO

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 28 Marzo 2019 @ 12:08

Pescara. La stagione teatrale della Società del Teatro e della Musica “Luigi Barbara” di Pescara si conclude con Colpo di Scena, commedia scritta e diretta da Carlo Buccirosso e recitata insieme alla sua affiatata compagnia di dieci attori, dal titolo “Colpo di scena”. Successivamente lo spettacolo sarà in scena anche in altre due città abruzzesi: Ortona e Teramo.

La trama. In un classico commissariato di provincia, il vice questore Eduardo Piscitelli, conduce da sempre il proprio lavoro nel rispetto del più integerrimo rigore, con la consapevolezza di svolgere le mansioni di garante dell’ordine pubblico e difesa della sicurezza del cittadino con la tenacia e la fede di un missionario, inviato dal cielo esclusivamente per ripulire la terra dalle nefandezze degli uomini scellerati che minacciano le persone che vorrebbero condurre in pace una vita serena. Nell’ufficio del paladino Eduardo, si barcamenano una serie di fidi scudieri nel tentativo di debellare «le barbarie di tutti i santi giorni». Dall’inossidabile tartassato ispettore Murolo, ai giovani agenti rampanti Varriale, Di Lauro e Farina, all’esperta rassicurante sovrintendente Signorelli: una sorta di “Cavalieri della Tavola Rotonda”, attorno alla quale si aggirano le insidie quotidiane della delinquenza spicciola, lontana sì dagli echi mortali del terrorismo mondiale, ma angosciosamente vicina al respiro del singolo cittadino, a difesa del quale il vice questore si vedrà costretto all’inevitabile sacrificio di un capro espiatorio a lui tristemente noto, tale Michele Donnarumma, vittima predestinata, agnello feroce dall’aspetto inquietante, che sconvolgerà la salda religione di Piscitelli, come il più spietato e barbaro dei saraceni! Solo allora, il paladino Eduardo per la prima volta nella sua vita, cercherà conforto nel tepore degli affetti familiari, trovando così rifugio tra le mura sicure della propria casa di montagna, dove ad attenderlo ci saranno suo padre ex colonnello dell’esercito affetto da Alzheimer, la dottoressa Cuccurullo sua neurologa di fiducia, e Gina bisbetica badante rumena, che con amorevole follia proverà a nascondere strenuamente una verità segregata da anni nel suo cuore… E come nella più classica sceneggiatura thriller, anche i saldi ed integerrimi comandamenti del vice questore Piscitelli vacilleranno di fronte all’imprevedibile colpo di scena finale.

L’attore napoletano ci ha gentilmente concesso un’intervista.

– Com’è nata questa commedia?
– “È nata semplicemente dalla voglia di scrivere uno spettacolo che parlasse di legalità, di violenza sulle donne, di ingiustizie sociali. Quindi da lì a poco c’è stata l’idea di scrivere un personaggio come il mio, di creare questo vice questore Eduardo Piscitelli, è stato facile perché creare questo paladino della giustizia che vive e che lavora soltanto per difendere i suoi ideali e soprattutto anche per combattere la criminalità, quella quotidiana, in particolare i recidivi, i tarli della società perché se la mangiano, dice, poco a poco e se non elimini i recidivi in maniera definitiva non c’è più nulla da fare. Lui ha individuato nella recidività una delle malattie, dei cancri, più gravi che divorano la società poco a poco perché oggi la criminalità in sostanza comanda il quotidiano, basta sentire un telegiornale e si vede che si parla solo di quello più o meno”.
– Con questo spettacolo tocca ben tre città abruzzesi, come si rapporta con la nostra regione?
– “Ogni regione fa un po’ il bello e il cattivo tempo nel senso che in Sicilia si ride meno, si applaude molto alla fine, a Napoli si ride tantissimo durante lo spettacolo a farsi quasi del male, alla fine magari applaudono meno che non durante lo spettacolo. Io preferisco la competenza, quindi il pubblico che vuole seguire la storia e che magari quasi non vuole distrarsi con un applauso, con una risata eccessiva. Questa è una storia molto lunga, molto importante, molto complessa, con dei colpi di scena finali da gustare e da seguire ed il pubblico di Pescara è un pubblico molto attento e competente”.
– In “Song’e Napule” ha interpretato un ruolo simile, quello di questore, anche se ovviamente il film narra una situazione diversa, ruolo che le è valso il Nastro d’argento come attore non protagonista, è uno dei prestigiosi riconoscimenti avuti nella sua carriera. Quindi si può dire che queste vesti le portano fortuna?
– “Non credo molto nella fortuna, penso che la fortuna bisogna conquistarsela, nel nostro mestiere la fortuna conta poco così come la sfortuna. Quindi penso che sia uno dei ruoli che un attore in gamba debba saper fare, penso che un attore preparato debba saper fare qualsiasi tipo di ruolo, di mestiere e di personaggio. Questo magari non è un personaggio che mi si addice, però ha delle sfaccettature diverse, nel film interpretavo un questore piuttosto sottomesso, poi ho fatto un commissario di Polizia piuttosto attento, questo invece è un vice questore che ha uno scopo ben preciso. Quello che vediamo in questa storia non è solo frutto dei suoi ideali, ma è frutto di questioni personali con un criminale in particolare ed è lì che nasce tutto il colpo di scena”.
– Il suo incontro con Vincenzo Salemme a livello professionale, e anche personale, è stato abbastanza fortunato facendo nascere un bel connubio. Come si è sviluppata questa empatia?
– “Eravamo amici già prima di cominciare a lavorare, lui ha cominciato prima di me, io ho continuato a studiare, poi ci siamo ritrovati in uno spettacolo e da lì è nata la compagnia di Salemme di cui ho fatto parte fino al 2000-2001, poi ho cominciato a scrivere i miei lavori, le mie commedie e da lì non ci siamo più ritrovati a Teatro, solo in qualche film”.
– Per quanto riguarda il Cinema, un altro connubio importante che la riguarda è quello con il compianto Carlo Vanzina. Come lo ricorda?
– “Carlo Vanzina è stato un grande conoscitore del Cinema, un grande insegnante del Cinema per me, così come Vincenzo più o meno lo ha fatto con il Teatro, che io avevo già dentro probabilmente come vocazione. È chiaro che bisogna rubare molto in palcoscenico, capire, sentire, con Carlo molto ho ascoltato come faceva Cinema, forse sono già pronto per fare un film, per ora non me la sento”.

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