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La senatrice a vita Liliana Segre a Vasto

Vasto. Una visita dall’alto valore simbolico quella che Liliana Segre, senatrice a vita della Repubblica, compirà a Vasto il prossimo 6 settembre. Non a caso il primo cittadino, Francesco Menna, parla di “occasione storica per l’intera comunità cittadina, in cui riceveremo un’autentica testimone di libertà e di umanità che, soprattutto in questa contemporaneità, complessa e in rapido mutamento, ci ricorderà l’irrinunciabile valore della memoria, pilastro su cui costruire ogni futuro possibile”.

Nel corso della sua visita, la senatrice Segre deporrà una corona d’alloro al cippo commemorativo del campo di internamento di Istonio Marina e, successivamente,sarà ricevuta dall’Assise Civicapresso Palazzo di Città.

“Una vicenda personale esemplare – ha proseguito il Sindaco Menna – che interpella ogni cittadino, come singolo e, soprattutto, come comunità civile: le istituzioni hanno il compito ineludibile nella costruzione di una cultura della pace, i cui destinatari privilegiati sono le nuove generazioni”.

Liliana Segre, il 19 gennaio 2018 è stata nominata Senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Nata a Milano il 10 settembre 1930 da Alberto Segre e Lucia Foligno, perse la madre in tenera età, quando non aveva ancora compiuto un anno, e visse l’infanzia insieme al padre e ai nonni paterni;appartenente ad una famiglia ebraica, rimase vittima delle leggi razziali fasciste all’età di 8 anni, quando nel settembre del 1938 fu costretta ad abbandonare la scuola elementare. Il 7 dicembre 1943, con il padre e due cugini, cercò invano, di fuggire in Svizzera: venne tuttavia catturata dai gendarmi del Canton Ticino e rispedita in Italia dove, il giorno successivo, fu tratta in arresto a Selvetta di Viggiù, Varese; dopo sei giorni di carcere venne trasferita prima a Como e alla fine nel carcere di San Vittore a Milano, dove rimase detenuta per quaranta giorni. Il 30 gennaio 1944 venne deportata con il padre in Germania, partendo dal ‘Binario 21’ della Stazione Centrale di Milano; raggiunto il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, fu internata nella sezione femminile: non rivedrà mai più il padre, che morì ad Auschwitz il 27 aprile 1944 ed anche i nonni paterni che, arrestati a Inverigo il 18 maggio 1944, furono deportati ad Auschwitz, dove trovarono la morte il giorno stesso del loro arrivo, il 30 giugno. Alla selezione, le venne imposto e tatuato sull’avambraccio il numero di matricola 75190; durante la sua permanenza nel campo di concentramento fu impiegata nei lavori forzati nella fabbrica di munizioni ‘Union’, di proprietà della Siemens, lavoro che svolse per circa un anno. Il 27 gennaio 1945, sgomberato il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau per sfuggire all’avanzata dell’Armata Rossa, i nazisti trasferirono 56.000 prigionieri, Ella compresa, a piedi, attraverso la Polonia, verso nord: non ancora 15enne, dunque, fu condotta nel campo femminile di Ravensbrück e, in seguito, trasferita nel sotto campo di Malchow, nel nord della Germania. Fu liberata il 1° maggio 1945, dopo l’occupazione del campo di Malchow da parte dei russi; fece ritorno a Milano nell’agosto 1945: Liliana Segre è una dei 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati nel campo di concentramento di Auschwitz.
Nel 1990, dopo 45 anni di silenzio sulla tragica vicenda personale che aveva vissuto, si rese, per la prima volta, disponibile a partecipare ad alcuni incontri con gli studenti delle scuole di Milano, portando la sua testimonianza di ex deportata, avviando, così, un’intensa attività storico-divulgativa che, ben presto, l’avrebbe collocata tra i maggiori testimoni di una pagina storica tra le più drammatiche e significative del secolo scorso.