Ruzzo Reti, la Cgil scrive ai sindaci teramani: “Qual è il futuro dell’azienda?”

La segreteria della CdLT CGIL di Teramo scrive ai sindaci del territorio teramano in merito alla Ruzzo Reti. “A nostro avviso vanno posti con urgenza due temi complementari e distinti – dice il segretario Giovanni Timoteo – il primo riguarda gli aspetti sociali del servizio idrico e il ruolo che l’azienda deve interpretare verso il territorio nell’esercizio dello stesso; il secondo riguarda le scelte strategiche compiute in questi anni sulla gestione del servizio idrico integrato nella nostro territorio”.

“Sul primo punto possiamo dire che la vicenda delle bollette palesa chiaramente che è mancata l’apertura di un sollecito confronto in grado di affrontare le questioni insorte nella bollettazione, con l’obbiettivo di rassicurare gli utenti. Ma così non è stato. In queste condizioni sono cresciuti il comprensibile malcontento e le proteste dei tanti cittadini che si sono visti recapitare inaspettatamente le bollette con somme superiori ai loro consumi abituali senza averne nessuna responsabilità. Un effetto che doveva e poteva essere evitato, soprattutto considerando il momento particolarmente delicato che vive la popolazione sul piano sociale, economico ed anche psicologico. Questo caso fa emergere la necessità che sulla gestione del servizio idrico sia opportuno una sede di confronto ufficiale con le rappresentanze del territorio per prevenire i problemi e per affrontarli in modo costruttivo, a tutela delle famiglie e della reputazione dell’azienda. Il secondo aspetto è certamente quello più importante e significativo. A tal proposito, giova ricordare che il servizio idrico è un servizio pubblico essenziale per la qualità della vita della nostra comunità e la Ruzzo Reti è la seconda società pubblica della nostra provincia”.

Per la Cgil negli ultimi anni, “è stato aumentato il ricorso al lavoro somministrato, sia nel settore operativo (es. addetti ad acquedotto, fognatura e depurazione) sia nelle figure apicali, peggiorando la condizione individuale dei lavoratori, anche per effetto della riduzione dell’orario individuale da 38 a 30 ore per i lavoratori dei settori operativi; crescente esternalizzazione di attività essenziali per il servizio (fatturazione, lettura dei contatori, recupero crediti, la gestione della sicurezza, front-office ecc.) e ricorso alle consulenze esterne (attività amministrative, giuridico-legali e tecniche). L’azienda oggi conta un organico complessivo di oltre 300 lavoratori, di cui circa 190 con contratto a tempo indeterminato con la Ruzzo Reti Spa, circa 100 unità con contratti di somministrazione di manodopera e 14 unità assunte da una cooperativa (servizio front-office e call center). Il quadro generale che emerge assume senza ombra di dubbio il carattere della frammentarietà dell’organizzazione del lavoro con un grado di difficoltà crescente sul lato dell’efficienza che oggi è all’ordine del giorno. In questo contesto bisogna doverosamente porsi la domanda: come si conciliano queste condizioni organizzative con la gestione pubblica che deve garantire la Ruzzo reti essendo una società in house providing? Lo diciamo pacatamente e con rispetto, ma riteniamo che sia opportuno che all’interno dell’assemblea dei Sindaci ci si interroghi concretamente su come si preveda il futuro di questa società che da oltre 100 anni gestisce il servizio idrico nella provincia”.