Atri, il Pd chiede lumi sui reparti chiusi al San Liberatore

Il circolo del Partito Democratico di Atri è preoccupato per la sorte dei reparti chiusi, a seguito dell’emergenza Covid19, all’ospedale San Liberatore.

 

Quello che più allarma il Pd della città ducale sono tre elementi: la tempistica, le modalità e quali reparti.  “Noi del PD vogliamo date certe in cui il tutto si concretizzerà. Questione non affrontata”, sottolineano in una nota. “È stato programmato il numero di personale sanitario (medici, Infermieri, OSS) necessario e sufficiente a garantire le riaperture? Non è stato chiarito. Secondo noi, volutamente. Di quali reparti si tratta? Di tutti i reparti ovviamente, secondo noi. E anche su questo argomento, come risposta il vuoto cosmico. Queste risposte invece le esigiamo con una certa urgenza da chi guida questa Asl, soprattutto perché i cittadini di questo comprensorio (70/80 mila utenti) da molti mesi sono stati privati di servizi essenziali”.

Ecco i servizi essenziali che mancherebbero. “Pediatria: il reparto di degenza è chiuso ai ricoveri ordinari e Day-Hospital; il centro Regionale per la Fibrosi Cistica è costretto da troppo tempo a ricoverare i piccoli pazienti in altri ospedali; un pediatra trasferito da Atri a Sant’Omero dal 1 febbraio 2020 per 30 giorni. Nel Comune di Atri non c’è neanche un Pediatra di libera scelta. Cardiologia: reparto di degenza chiuso e ad oggi regna il silenzio assoluto su quando riaprirà. Urologia: in apparenza sembra che qui regni la confusione. Invece noi sappiamo che è stato già tutto deciso, scritto e (sembrerebbe) anche firmato. Praticamente i medici che oggi operano al San Liberatore andranno definitivamente a Teramo e il reparto di Atri si trasformerebbe in un pied-à-terre di Teramo. L’Urologia di Atri è una UOSD con 6 posti letto in AFO. Sappiamo che ci sono Urologi che verrebbero volentieri. E per carità di patria nel racconto per adesso ci fermiamo qui. Servizio di anestesia: la carenza cronica di medici anestesisti praticamente rallenta tutta l’attività chirurgica. Il PD chiede che questo problema vada affrontato alla radice e subito, in quanto la sua soluzione è vitale per il funzionamento dell’intero Presidio. Nuova tac: si dice che la nuova TAC verrà installata in Radiologia al posto di quella in uso. Bene. Il problema sorge nella allocazione della TAC residua che in maniera naturale andrebbe sistemata nei locali della ex Medicina Nucleare confinanti con la radiologia e quindi più funzionale. Detti lavori non avrebbero un costo eccessivo. Invece pare che la vecchia TAC la si voglia sistemare dentro un container su un camion esterno. Ci chiediamo: pronto per partire per altri lidi?”.

“Rivogliamo l’ospedale che avevamo fino all’otto marzo 2020”, conclude la nota del Pd. “Almeno questo ce lo dovete. Perché è già tardi e siamo stufi di aspettare o di leggere generiche dichiarazioni. Senza ricordare qui le sfilate politiche durante la prima ondata della pandemia con le promesse del Presidente della Regione, dell’Assessore e di qualche Consigliere Regionale finalizzate al risarcimento e potenziamento futuro di questo presidio che si stava sacrificando e ancora si sacrifica”.