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Stenosi aortica, Cardiologia del Mazzini di Teramo fra i primi 50 centri in Europa

Ultimo Aggiornamento: martedì, 15 Marzo 2022 @ 12:34

La divisione di Cardiologia, che comprende Utic ed Emodinamica, ha ospitato, nei giorni scorsi un set fotografico. 

Il reparto dell’ospedale di Teramo è infatti fra i primi 50 centri in Europa per la gestione rapida e precoce dell’intervento e della dimissione del paziente con stenosi aortica.

Le immagini riguardano i momenti operativi del personale medico ed infermieristico dell’ Heart Team della Uoc di Cardiologia-Uticed Emodinamica impegnati nelle attività ospedaliere quotidiane, in reparto e in sala di emodinamica.

Saranno utilizzate sulla piattaforma digitale “Tavi Journal”, a cui centri che svolgono questo tipo di intervento in tutto il mondo possono collegarsi per attingere informazioni sul metodo di lavoro  e su cui possono confrontarsi con un centro di eccellenza come quello del Mazzini.

Le immagini, girate da un’agenzia di fotografi specializzati,verranno utilizzate per la creazione di materiale scientifico educativo e divulgativo sul percorso Tavi” (impianto valvolare aortico transcatetere) esistente all’ospedale di Teramo, ovvero un percorso ottimizzato e minimalista, che consente la dimissione precoce e in sicurezza dei pazienti. 

In sostanza il paziente non deve essere più sottoposto a un intervento chirurgico di cardiochirurgia tradizionale, ma attraverso un catetere da un’arteria periferica, viene impiantata una valvola senza anestesia e tagli chirurgici. Il tutto in soli  tre-quattro giorni di degenza. L’ospedale di Teramo ha infatti recentemente concluso con successo un programma peer-to-peer di ottimizzazione delle fasi pre-peri e post procedurali del percorso Tavi, ed è tra i primi cinquanta centri in Europa ad aver ottenuto la certificazione del programma di ottimizzazione delle procedure transcatetere. ”Il raggiungimento di questo livello di ottimizzazione del percorso terapeutico è fondamentale per i pazienti anziani, la maggioranza di coloro che hanno questo tipo di patologia, perché vengono restituiti perfettamente guariti all’affetto dei propri cari, evitando le complicanze legate alle lunghe degenze”, dichiara il direttore generale della Asl Maurizio Di Giosia.

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