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Colonnella, Sagitta Immobiliare: la maxi-transazione “pagata” dagli abruzzesi

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 28 Gennaio 2021 @ 17:23

Colonnella. Milioni di euro che saranno pagati dagli abruzzesi. Il commento è quello di Marco Cipolletti, consigliere regionale del M5S, e la vicenda è quella arcinota della Sagitta Immobiliare. La società che avrebbe dovuto realizzare la centrale a biomasse a Colonnella.

 

La vicenda, che si è protratta per anni, prima di giungere ad una transazione tra la società e la Regione, è tornata d’attualità nell’ultima seduta del consiglio regionale quando il consigliere Cipolletti ha presentato un’interpellanza. La mancata realizzazione dell’impianto, tra ricorsi e minacce di aprire contenziosi milionari, si è concluso con un accordo di 4,3milioni come risarcimento danni per la società e ulteriori 400mila euro di spese legali.

“In un momento di forte crisi economica pesantemente aggravata dall’emergenza sanitaria ed in cui le risorse da destinare alle forti difficoltà di cittadini ed imprese sono insufficienti, si perdono fondi preziosi a causa di intollerabili errori per una vicenda di alcuni anni fa ma che protrae ancora oggi i suoi effetti”, commenta Cipolletti.

“Uno spreco di risorse pubbliche molto grave a danno dei cittadini abruzzesi che doveva essere evitato poiché l’ente regionale non sarebbe stato chiamato a corrispondere un ipotetico danno se chi era tenuto a tutelarne gli interessi avesse agito correttamente, l’amara considerazione è che purtroppo oggi sono i contribuenti abruzzesi a pagare”.

 

 

La ricostruzione. Era luglio 2012 quando la Regione Abruzzo rilasciò alla Sagitta una autorizzazione unica per la realizzazione di sei impianti a biomasse, tale provvedimento venne impugnato dinanzi al Tar dallo stesso Comune di Colonnella.

Nell’ottobre 2014 la Regione revocò l’autorizzazione precedentemente concessa e contro questa decisione la società Sagitta propose ricorso al Tar.

Con sentenza n. 588 del 2015 il Tar dell’Aquila accolse il ricorso del Comune di Colonnella respingendo quello proposto dalla società Sagitta annullando l’autorizzazione rilasciata dalla Regione per gravi vizi di legittimità.

Tale pronunciamento fu impugnato dinanzi al Consiglio di Stato dalla Società Sagitta mentre invece la Regione Abruzzo rinunciò a costituirsi in giudizio.

Tale rinuncia consentì alla Sagitta di veder riconosciute le proprie istanze dopo che la stessa Regione aveva incaricato della sua difesa l’Avvocatura dello Stato che però lamentò di non essere stata in grado di procedere poiché la Regione non ebbe a fornirle la necessaria documentazione.

Forte di questa decisione la Società Sagitta adì nuovamente le vie legali richiedendo alla Regione un risarcimento multi-milionario e dopo una serie di interlocuzioni tra le parti, nel febbraio 2019 la Giunta Regionale accettò una transazione di 4,3 milioni di euro più 400 mila di spese legali;
l’attuale Giunta Regionale ha recepito questo accordo ed ha proceduto ad effettuare la variazione di bilancio per gli importi stabiliti da versare in tre rate.

 

“È necessario ricordare come i giudici del Tar abbiano censurato  la condotta della Regione Abruzzo in maniera perentoria parlando testualmente di “eclatante illegalità” che “ ha determinato ingiusti vantaggi alla ditta richiedente” e inoltre che “quanto sopra evidenzia e aggrava la superficialità della PA procedente, che così facendo non solo ha posto in essere procedure invalide e contra legem, ma, proprio in relazione a tali invalidità, ha finito per favorire gli interessi economici della ditta richiedente, a discapito di quelli pubblici”, ricorda Cipolletti.

“Nella mia interpellanza dell’altro ieri in Consiglio Regionale ho ritenuto doveroso chiedere conto dell’intera vicenda all’organo politico che con un irrituale “schema di risposta” di matrice tecnica scevra di qualunque orientamento politico consegnatami “brevi manu”, rispondeva di aver provveduto a versare le prime due rate e inviato la documentazione alla corte dei conti per le verifiche di rito ma senza rispondere del perché a pochi giorni dalle passate elezioni regionali e in regime di prorogatio, quindi in contrasto con lo statuto della Regione Abruzzo, sia stata presa una decisione che esula dall’ordinaria amministrazione e del perché l’attuale giunta abbia preferito dare seguito a questa decisione senza prima aver compiuto le dovute verifiche, che come recita la nota del dipartimento regionale competente sono ancora in corso.

Altro aspetto non chiaro è la ragione per la quale sia stata accettata la transazione adducendo ragioni di inverosimili possibili futuri contrasti con lo stato nonostante il servizio competente della Regione abbia esplicitamente detto di non dar seguito alla proposta transattiva”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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