Bisenti, rimborso insufficiente per buoni fruttiferi: cittadino vince battaglia con Poste Italiane

La questione dei rimborsi di buoni fruttiferi postali si arricchisce di una importante decisione emessa dal Tribunale di Teramo. Un cittadino di Bisenti, rappresentato e difeso dall’avvocato Vincenzo Luca Salini, ha presentato ricorso per decreto ingiuntivo per ottenere da Poste Italiane il rimborso effettivo di due buoni fruttiferi della serie “P” (valore di due milioni di lire ciascuno). L’ente, infatti, gli aveva versato per i due titoli un rimborso notevolmente inferiore a quello risultante dagli effettivi interessi e, in base al controllo contabile effettuato, il ricorrente ha chiesto a Poste Italiane un indennizzo elevato come somma della differenza tra quanto rimborsato e quanto effettivamente dovuto per entrambi i buoni.

Il decreto ingiuntivo è stato accolto e concessa la provvisoria esecuzione delle somme vantate, ma Poste Italiane ha proposto opposizione all’ingiunzione contestando la somma richiesta, ritenuta spropositata. Mentre il ricorrente insisteva sul fatto che Poste Italiane, nell’applicare tassi di interesse diversi da quelli contrattualmente concordati, si fosse resa inadempiente in quanto non versava le somme secondo i valori della tabella posta dietro i due buoni.

Nei giorni scorsi è intervenuta la sentenza del giudice del tribunale di Teramo Carla Fazzini, la quale ha rigettato l’opposizione di Poste Italiane e confermato il decreto ingiuntivo con le motivazioni così riassunte: dal 01/07/1986, sulla base del D.M. 13 giugno 1986, sono stati emessi buoni fruttiferi attraverso l’utilizzo di moduli della serie “P” con un doppio timbro recante la dicitura “serie Q/P”, che non erano altro che buoni fruttiferi della serie P con interessi declassati alla serie Q. Il primo timbro veniva apposto nella parte frontale del buono fruttifero postale recante la dicitura “SERIE Q/P”; il secondo timbro nella parte dietro del buono, contenente una tabella con i nuovi tassi di interesse (della serie “Q”). Dai due buoni sottoscritti dall’utente emergono rendimenti diversi e più alti rispetto a quelli liquidati da Poste Italiane e non risultano apposte sui titoli delle modifiche.