Grande Pescara, Costantini: “I contrari pensano al tornaconto personale”

Pescara. ”Vedo una grandissima debolezza culturale del ceto politico, più interessato alla salvezza del proprio tornaconto e alla autoconservazione. C’è un disinteresse nei confronti della verità: tra 20 anni qui tutto sarà diverso, saremmo una società più anziana e come accadrà nel mondo intero più densamente popolati”.

E’ quanto dice all’Ansa Carlo Costantini, promotore del referendum sulla Grande Pescara, dopo aver ritirato la sua candidatura a guida della Commissione che deve dare il via all’operazione dopo i contrasti con gruppi politici e comunali trasversali. ”In queste ore mi chiedo cosa siano la spoltoresità, la montesilvanità: sono valori così assoluti che ti permettono di resistere alla spinta del cambiamento o suggestioni utilizzate per cavalcare l’autoconservazione? – si chiede l’ex parlamentare Idv – Questo tipo di conservazione non è un valore, ma la spia che non si è capito che i cambiamenti sono veloci”.

Costantini, ma si farà davvero la fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore? ”E’ scontato che si fa. Quando non lo so. Dipende dai prossimi 12 mesi. Se no, anche se fin qui Marsilio ha detto di non voler mettere bocca, la Regione dovrà mettere un commissario”. Carlo Costantini, che ha dedicato gli ultimi anni della sua militanza politica proprio alla creazione della Grande Pescara, spiega che la principale domanda alla quale le forze sociali dovrebbero rispondere è ”a chi non conviene fare la Grande Pescara? A nessuno. Non c’è una categoria che sia contraria, e lo sono le realtà sociali. Bisogna capire un dato fondamentale, e cioè che una città, Pescara, di 120 mila abitanti offre tutti i giorni servizi per 300 mila, ossia 120 mila contribuenti finanziano per 300 mila fruitori. La Grande Pescara quindi sarebbe una necessaria perequazione degli sforzi, nella quale nessuno di rimetterebbe. Perchè chi viene da Spoltore o Montesilvano, ma anche dal resto dei comuni dell’hinterland, utilizza spazi e consumi sottodimensionati anche per le proprie esigenze. Mettere in comune tutto questo risolverebbe il problema. E’ come se Spoltore con meno di 20 mila abitanti ne ‘mantenesse’ 50 mila”.

Costantini era stato candidato alla presidenza della commissione composta dai 3 consigli comunali per stilare il nuovo statuto della Grande Pescara. Contrasti tra le forze politiche hanno vanificato la sua candidatura. Ci si chiede a chi conviene, conviene più a Pescara quindi la riunificazione? ”No, perchè la sovranità non si esercita sui poteri locali, non si tratta di poteri costituzionali – insiste Costantini – L’opposizione delle realtà locali si deve alla paura di perdere posizioni, e sono posizioni corrette, che capisco, e che sono legittime, e quindi questo processo deve essere fatto con cautela entrando nel merito dei problemi. Devono essere garantiti i diritti di tutti perchè sono il primo a sapere che l’idea di confini è finita, ma anche che la ‘globalizzazione’ che ha distrutto tutele , deve essere quindi applicata anche ai diritti”. Quindi la sua posizione è che siccome i flussi non sono governabili, la politica locale è insufficiente? ”Esatto. La gente poi vuole vivere in centri organizzati con servizi all’altezza: per esempio a Pescara essendo la mobilità il primo dei problemi, il vero ‘sovranismo’ sarebbe stato tutelare il diritto alla mobilità – prosegue – Pescara ha commesso l’errore di delegare a Tua la propria strategia di mobilità pubblica ad una società in house della Regione, perdendo la sua autonomia”.

Molti dei favorevoli alla fusione insistono con il risparmio economico: ”che c’è ed è evidente – ammette Costantini, che con la sua lista alle elezioni comunali di Pescara ha raccolto il 6,4% – Pescara negli ultimi 6 anni ha perso 400 dipendenti e i bilanci dei comuni riguardano tutti i cittadini. L’80% delle procedure amministrative, il cui costo medio è di 1.200 euro a pratica, e sono procedimenti identici, lo stesso pezzo di carta che potrebbe emettere un unico comune. Spoltore si vanta di avere tasse basse ma omette di ricordare che molti dei suoi residenti gravitando per vita e lavoro su Pescara parcheggiano e consumano su Pescara e i costi ricadono su questa comunità”. Certo, ma gli oppositori si lamentano della eventuale perdita non solo di identità ma di autonomia: ”e anche questo dipende dalla struttura istituzionale che può preservare il profilo identitario di quei quei comuni. Con la creazione dei municipi – è l’idea di Costantini – la classe politica locale non perde consensi, mantiene il contatto con l’elettorato del posto, nel rispetto delle funzioni amministrative: non è la Grande Città che scavalca i territori, ma bisogna pensare in grande. Nel nuovo Statuto per esempio la delega delle funzioni amministrative, negli appalti, resta al municipio, con il trasferimento delle risorse economiche che restano in mano, decisionale, al municipio. La pianificazione resta ai territori che conservano l’autonomia finanziaria”, chiude Costantini.

MATRICCIANI: COSTANTINI INTELLETTUALMENTE DISONESTO

“E’ intellettualmente disonesto affermare, come fa Carlo Costantini, che chi contrasta il suo progetto della Grande Pescara lo fa solo per ‘salvezza del proprio tornaconto’ e ‘autoconservazione'”. Lo afferma, in una nota, il presidente del Consiglio comunale di Spoltore,  Lucio Matricciani, rispondendo a Costantini.

“Le dichiarazioni di Costantini sono utili perché ci permettono di immaginare il nostro futuro se la fusione avverrà e alle sue condizioni. Noi sappiamo che ‘spoltoresità’ e ‘montesilvanesità’ non sono invenzioni estemporanee create per tutelare chissà quali privilegi della politica locale, ma fanno riferimento a una cultura concreta e tangibile: lo dimostrano le motivazioni con le quali nel 1947, mentre Spoltore tornava ad essere un comune indipendente da Pescara, si sottolineava come le due comunità non avessero caratteristiche omogenee tali consentire loro di convivere in una sola entità”.

C’è poi la questione risorse e finanziamenti: “Ci piacerebbe sapere – scrive Matricciani – in quale normativa sono previsti. Durante la campagna referendaria si è ripetuto allo sfinimento che con la fusione dei tre Comuni si potevano recuperare, in soli 10 anni, 150 milioni di euro da destinare a investimenti, occupazione o abbattimento delle tasse. La verità è che queste risorse erano previste in normative non più in vigore e quindi, senza la garanzia di un nuovo intervento legislativo dello Stato centrale, non arriveranno né a Pescara né a Montesilvano né a Spoltore. Se Costantini fosse intellettualmente onesto, ammetterebbe che, in mancanza di una legge dedicata esclusivamente a questa fusione, la volontà di chi ha votato sì al referendum verrebbe tradita in ogni caso”. “Costantini parla di creazione di municipi che manterrebbero autonomia finanziaria e di pianificazione – prosegue Matricciani – Se i poteri restano ai municipi, a cosa serve la fusione? Solo a liberarsi di due consigli comunali? La verità è che bisogna ancora chiarire come sarà stabilita la composizione del futuro Consiglio di Pescara e nulla garantisce che si terrà conto delle comunità di origine con meccanismi per tutelare la presenza di consiglieri spoltoresi e montesilvanesi”