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Pescara, truffa del cartellino: gli indagati respingono le accuse

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 23 Novembre 2018 @ 10:18

Pescara. Hanno risposto alle domande del Gip Nicola Colantonio e del pm Andrea Papalia, ieri mattina in tribunale a Pescara, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, i sette indagati, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti casi di assenteismo nella società Provincia Ambiente, sospesi dal lavoro per sei mesi con un’ordinanza cautelare.

Le difese hanno chiesto la revoca delle ordinanze cautelari, ritenendo che non sussistano rischi di reiterazione del reato, “poiché da dieci mesi, ovvero da quando sono terminate le indagini – afferma l’avvocato Giuseppe Cantagallo, che assiste quattro dei sette interrogati – non si verificano più i presunti casi di assenteismo, come confermato anche dall’informativa dei carabinieri”.

Il pm Andrea Papalia ha espresso parere contrario e nei prossimi giorni spetterà al gip decidere al riguardo. I sette dipendenti interrogati, indagati insieme ad altre dieci persone che però non sono sottoposte alle misure cautelari, hanno respinto ogni addebito, affermando che le presunte assenze ingiustificate erano legate allo svolgimento di compiti per ragioni di servizio e che la mancata marcatura del badge era legata al mal funzionamento della macchina marcatempo.

Quanto alla posizione di maggiore rilievo, quella del direttore tecnico Pietro Zallocco, accusato di avere permesso la reiterazione delle condotte attraverso la certificazione della presenza degli assenteisti in ufficio, l’indagato si è difeso precisando che il suo unico referente era il Cda dell’azienda, dal quale non aveva mai ricevuto alcun incarico come responsabile del personale, un impegno che invece si sarebbe assunto autonomamente poiché rivestiva un ruolo apicale.

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