Orso ucciso in Abruzzo, Procura Appello impugna assoluzione

Ultimo Aggiornamento: martedì, 29 Maggio 2018 @ 0:35

L’Aquila. La Procura generale della Corte d’Appello di L’Aquila ha impugnato la sentenza di assoluzione in primo grado nei confronti di un uomo per l’uccisione di un orso a Pettorano sul Gizio nel 2014, emessa dal Tribunale di Sulmona nell’aprile scorso.

 

Il provvedimento è stato adottato dopo che le parti civili, tra cui le associazioni Salviamo L’Orso, WWF e LAV, hanno presentato specifica istanza alla stessa procura generale nella quale hanno evidenziato criticità nel processo di primo grado. Successivamente, le stesse parti civili hanno depositato il ricorso in appello.

Il ‘fatto non costituisce reato’ era stata la formula con cui il giudice del Tribunale di Sulmona, Marco Billi, aveva assolto Antonio Centofanti, 65 anni. “Salviamo l’Orso – si legge in una nota – si augura che vengano accertate tutte le responsabilità, perché uccidere un orso è un grave reato ed un’offesa a tutti gli abruzzesi”. L’imputato era stato assolto dall’accusa di aver ucciso a fucilate un orso marsicano “specie particolarmente protetta dalle leggi italiane e europee”.

“La decisione della Procura generale conferma – è un passo di una nota di Salviamo L’Orso insieme a WWF e LAV che – tutti i dubbi delle associazioni nei confronti della sentenza , rinforzati in seguito alla lettura delle sue motivazioni, erano quantomeno fondati. Siamo oggi soddisfatti dall’attenzione e dallo scrupolo dimostrati dalla Magistratura aquilana e convinti che il processo di appello possa finalmente chiarire la dinamica dei fatti e le responsabilità personali”.

L’associazione attende il processo di appello ” con rinnovata fiducia nell’operato dei giudici, convinti come siamo che l’uccisione di un orso non sia un fatto di poco conto ma bensi un reato grave che un paese civile non può che sanzionare con severità, evitando il pericoloso messaggio del verdetto di primo grado”. L’avvocato Ercole, del foro di Avezzano ha sottolineato “la particolare sensibilità mostrata dalla procura generale verso una vicenda a cui in primo grado non e’ stata riservata la giusta attenzione”.